Homepage Forums Forum di Claudio Capponi Binson!!!!! L'inegier Bonfiglio Bini.

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    • jerry buterajerry butera
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      Italianissimo, ideato e costruito a Milano, cominciò a prendere forma nella mente dell’ingegnere Bonfiglio Bini già nel 1959 e la prima realizzazione dovrebbe risalire al 1960.

      La necessità di riprodurre artificialmente l’effetto eco, simulare l’acustica di una grande cattedrale o dare spazialità al suono si era già fatta sentire; anche il grande Les Paul alla fine degli anni ‘40 aveva realizzato uno dei primi echi a nastro. Tali apparecchiature erano però prerogativa degli studi di registrazione e poi il nastro si deteriorava con una certa rapidità. L’idea’ dell’ingegner Bini fu quella di utilizzare, al posto del nastro, un disco sulla cui circonferenza esterna era avvolto a spirale un sottilissimo filo di acciaio magnetico. Cosa più facile a dirsi che a farsi, poiché il disco doveva essere perfettamente cilindrico e liscio per non usurare prematuramente le testine magnetiche, e doveva anche ruotare in modo perfetto. L’ingegner Bini, infatti, dovette servirsi della collaborazione di una ditta che costruiva iniettori per motori diesel, la quale provvedeva a realizzare con precisione millimetrica il perno del disco e il canotto entro il quale questo ruotava. La qualità raggiunta fu tale che ancora oggi, se si sostituisce il disco dì un Echorec, bisogna sostituire anche il canotto. Infatti entrambi riportano, scritto con penna elettrica, il medesimo numero di costruzione.

      echorec2. Analizzando l’apparecchio più nei dettagli, tolto il coperchio metallico, notiamo, attorno al disco, protette a loro volta da un coperchio in plexiglass, cinque testine magnetiche delle quali una serve per la registrazione e le altre quattro per la lettura. Sul lato destro troviamo sei prese Geloso, tre ingressi e tre uscite, selezionabili tramite la pulsantiera anteriore. Suggerisco di sostituire almeno una coppia di queste prese con due normali jack da 6,3 mm; il lavoro, se ben eseguito, non altera l’originalità dell’apparecchio, rendendone più pratico l’uso. A volte è presente, sempre sul lato destro, un’altra presa denominata inputoutput mixer; questa serve per il collegamento a un eventuale mixer e fornisce solo il segnale effettato e non la sua componente diretta. Sul lato sinistro trovano posto il cambio tensione e la presa di alimentazione nonché una coppia di prese jack da 4 mm dove collegare un eventuale footswitch. Sul bel frontale in plexiglass nero, illuminato da due lampadine a siluro da 6 volt, sono presenti, partendo da sinistra, i seguenti controlli:

      VOLUME REG: Questo controllo, oltre che da interruttore generale, serve per regolare il guadagno di ingresso e va regolato servendosi dell’indicazione fornita dall’occhio magico centrale di colore verde, facendo in modo che, durante i passaggi più forti, il ventaglio luminoso non vada mai a chiudersi completamente.

      LUNGHEZZA ALO: Serve per allungare più o meno le code dell’effetto; portato al massimo l’effetto deve tendere ad aumentare sempre più fino a entrare in Larsen.

      VOLUME ECO-ALO: Con questo controllo è possibile determinare il volume generale dell’effetto e interagisce in certa misura con il controllo precedente.

      LIV REG: E’ l’occhio magico di cui si è parlato prima.

      TONO: Agisce sul tono dell’effetto; apparentemente superfluo, se ne scopre con l’uso la grande utilità.

      SELETTORE ECO-ALO: In posizione ECO si ottiene l’effetto di ribattuto una sola volta, escludendo così il controllo lunghezza Alo. Su RIP si possono ottenere ribattuti singoli o composti allungabili a piacere per mezzo della manopola lunghezza alo; su ALO si ha l’effetto riverbero.

      RITARDI: Questo selettore a dodici posizioni seleziona singolarmente o in combinazione le testine di lettura, dando luogo a ribattuti più o meno lunghi e complessi e a riverberi più o meno profondi.

      Occorre tenere presente che esistono più versioni dell’Echorec. I primi commercializzati avevano il frontale e le manopole colore oro che successivamente divennero di colore nero e il nome divenne Echorec 2°. Un’ulteriore variazione avvenne nelle diciture che furono tradotte in lingua inglese. Sostanzialmente non vi sono grandi differenze tra le prime e le ultime versioni, parlando sempre dei tipi a valvole, salvo l’adozione di motori diversi per cui nei primi Echorec il disco gira più velocemente producendo effetti di riverbero molto verosimili, mentre le versioni con il disco che gira più lentamente sono le preferite da chi ama i ribattuti lunghi.

      Parallelamente all’Echorec, la Binson produsse anche l’Echorec Baby, indicato per i chitarristi, che non è altro che una versione in scala ridotta dell’Echorec. Il fatto di avere un disco di diametro più piccolo creava però grossi problemi in quanto si veniva a perdere parte dell’effetto volano che dava stabilità alla velocità, e il suono diventava miagolante. Ben presto, quindi, l’Echorec Baby venne sostituito dall’Echorec Export, sostanzialmente il circuito elettronico del Baby con la meccanica dell’Echorec 2°, riportando la qualità sonora ai livelli di quella del fratello maggiore.

      Negli anni successivi la carrozzeria venne cambiata e l’Echorec inserito in un contenitore tipo rack di colore grigio (ricordate che la Binson produceva impianti voce e dovette adeguarsi nel design a quella che era la moda del momento: Semprini, per esempio). La qualità rimase ottima anche se, a parer mio, fu adottato un motore un po’ debole e cavetti interni di scarso valore. Furono prodotti anche modelli a transistor che, pur se ottimi con la voce, male si adattano a essere usati con la chitarra.

      Infine un avvertimento e un consiglio: gli Echorec sono creature un po’ particolari, necessitano di assistenza periodica che va fatta da persona esperta. Vanno accesi almeno dieci minuti prima di suonare e sopportati per i vari cigolii e lamenti che ogni tanto emettono, come per rassicurarvi che sono lì, pronti a darvi quello che nessun digital delay riuscirà a darvi: il calore del suono.

      BINSON ECHOREC II

      Echorec Binson, l’insuperato insuperabile sound degli anni ’60. Visto che prima di Natale se ne parlava in lista, ho deciso di ripescare questo articolo magistralmente scritto da Roberto Pistolesi nel lontano 1993. Buona lettura a tutti.

      Mi ricordo ancora quel pomeriggio quando riuscii, utilizzando una vecchia radio a valvole, una molta e una testina tolta da una gloriosa fonovaligia Lesa, a realizzare il mio riverbero a molla. Correva l’anno 1964 e stavo cercando, con scarsi risultati, di riprodurre il sound che Hank B. Marvin, occhialuto chitarrista degli Shadows, otteneva dalla sua Stratocaster suonando Apache.

      Allora non avevamo fonti di informazione che ci potessero illuminare su quali effetti, quali chitarre e quali amplificatori usassero i chitarristi famosi e così passavo le giornate a fantasticare fino a che, nell’inverno del 1965, mentre mi trovavo al Gattopardo di Castelfiorentino, famoso locale dove si ballava, sentii quelle note e quel suono! Il chitarrista del complesso di turno imbracciava una Stratocaster Fiesta Red collegata a un Vox AC30 sopra il quale troneggiava una luminosa scatola con sei manopole e un occhio verde centrale: era un Binson Echorec 2°!

      Ero uno studentello squattrinato e questi tre oggetti sono rimasti un sogno per tanti anni. Pensate che la Strato costava 180 mila lire e il Binson 240 mila lire; non ho mai osato chiedere quanto costasse il Vox per non soffrire. Come termine di paragone sappiate che allora la Fiat 500, nuova, costava 495 mila lire. Ciò nonostante il desiderio di avere e usare questi apparecchi è sempre stato talmente forte che oggi ne possiedo alcuni esemplari perfettamente funzionanti e altri ne ho procurati ad amici musicisti.

      Ho già scritto su queste pagine riguardo al Vox AC30, non descriverò la Stratocaster perché altri lo hanno fatto dicendo quasi tutto, ma voglio divagare un po’ su quell’apparecchio meraviglioso e lunatico che è il Binson Echorec. Italianissimo, ideato e costruito a Milano, cominciò a prendere forma nella mente dell’ingegnere Bonfiglio Bini già nel 1959 e la prima realizzazione dovrebbe risalire al 1960.

      La necessità di riprodurre artificialmente l’effetto eco, simulare l’acustica di una grande cattedrale o dare spazialità al suono si era già fatta sentire; anche il grande Les Paul alla fine degli anni ’40 aveva realizzato uno dei primi echi a nastro. Tali apparecchiature erano però prerogativa degli studi di registrazione e poi il nastro si deteriorava con una certa rapidità. L’idea’ dell’ingegner Bini fu quella di utilizzare, al posto del nastro, un disco sulla cui circonferenza esterna era avvolto a spirale un sottilissimo filo di acciaio magnetico. Cosa più facile a dirsi che a farsi, poiché il disco doveva essere perfettamente cilindrico e liscio per non usurare prematuramente le testine magnetiche, e doveva anche ruotare in modo perfetto. L’ingegner Bini, infatti, dovette servirsi della collaborazione di una ditta che costruiva iniettori per motori diesel, la quale provvedeva a realizzare con precisione millimetrica il perno del disco e il canotto entro il quale questo ruotava. La qualità raggiunta fu tale che ancora oggi, se si sostituisce il disco dì un Echorec, bisogna sostituire anche il canotto. Infatti entrambi riportano, scritto con penna elettrica, il medesimo numero di costruzione.

      Analizzando l’apparecchio più nei dettagli, tolto il coperchio metallico, notiamo, attorno al disco, protette a loro volta da un coperchio in plexiglass, cinque testine magnetiche delle quali una serve per la registrazione e le altre quattro per la lettura. Sul lato destro troviamo sei prese Geloso, tre ingressi e tre uscite, selezionabili tramite la pulsantiera anteriore. Suggerisco di sostituire almeno una coppia di queste prese con due normali jack da 6,3 mm; il lavoro, se ben eseguito, non altera l’originalità dell’apparecchio, rendendone più pratico l’uso. A volte è presente, sempre sul lato destro, un’altra presa denominata inputoutput mixer; questa serve per il collegamento a un eventuale mixer e fornisce solo il segnale effettato e non la sua componente diretta. Sul lato sinistro trovano posto il cambio tensione e la presa di alimentazione nonché una coppia di prese jack da 4 mm dove collegare un eventuale footswitch. Sul bel frontale in plexiglass nero, illuminato da due lampadine a siluro da 6 volt, sono presenti, partendo da sinistra, i seguenti controlli:

      VOLUME REG: Questo controllo, oltre che da interruttore generale, serve per regolare il guadagno di ingresso e va regolato servendosi dell’indicazione fornita dall’occhio magico centrale di colore verde, facendo in modo che, durante i passaggi più forti, il ventaglio luminoso non vada mai a chiudersi completamente.

      LUNGHEZZA ALO: Serve per allungare più o meno le code dell’effetto; portato al massimo l’effetto deve tendere ad aumentare sempre più fino a entrare in Larsen.

      VOLUME ECO-ALO: Con questo controllo è possibile determinare il volume generale dell’effetto e interagisce in certa misura con il controllo precedente.

      LIV REG: E’ l’occhio magico di cui si è parlato prima.

      TONO: Agisce sul tono dell’effetto; apparentemente superfluo, se ne scopre con l’uso la grande utilità.

      SELETTORE ECO-ALO: In posizione ECO si ottiene l’effetto di ribattuto una sola volta, escludendo così il controllo lunghezza Alo. Su RIP si possono ottenere ribattuti singoli o composti allungabili a piacere per mezzo della manopola lunghezza alo; su ALO si ha l’effetto riverbero.

      RITARDI: Questo selettore a dodici posizioni seleziona singolarmente o in combinazione le testine di lettura, dando luogo a ribattuti più o meno lunghi e complessi e a riverberi più o meno profondi.

      Occorre tenere presente che esistono più versioni dell’Echorec. I primi commercializzati avevano il frontale e le manopole colore oro che successivamente divennero di colore nero e il nome divenne Echorec 2°. Un’ulteriore variazione avvenne nelle diciture che furono tradotte in lingua inglese. Sostanzialmente non vi sono grandi differenze tra le prime e le ultime versioni, parlando sempre dei tipi a valvole, salvo l’adozione di motori diversi per cui nei primi Echorec il disco gira più velocemente producendo effetti di riverbero molto verosimili, mentre le versioni con il disco che gira più lentamente sono le preferite da chi ama i ribattuti lunghi.

      Parallelamente all’Echorec, la Binson produsse anche l’Echorec Baby, indicato per i chitarristi, che non è altro che una versione in scala ridotta dell’Echorec. Il fatto di avere un disco di diametro più piccolo creava però grossi problemi in quanto si veniva a perdere parte dell’effetto volano che dava stabilità alla velocità, e il suono diventava miagolante. Ben presto, quindi, l’Echorec Baby venne sostituito dall’Echorec Export, sostanzialmente il circuito elettronico del Baby con la meccanica dell’Echorec 2°, riportando la qualità sonora ai livelli di quella del fratello maggiore.

      Negli anni successivi la carrozzeria venne cambiata e l’Echorec inserito in un contenitore tipo rack di colore grigio (ricordate che la Binson produceva impianti voce e dovette adeguarsi nel design a quella che era la moda del momento: Semprini, per esempio). La qualità rimase ottima anche se, a parer mio, fu adottato un motore un po’ debole e cavetti interni di scarso valore. Furono prodotti anche modelli a transistor che, pur se ottimi con la voce, male si adattano a essere usati con la chitarra.

      Infine un avvertimento e un consiglio: gli Echorec sono creature un po’ particolari, necessitano di assistenza periodica che va fatta da persona esperta. Vanno accesi almeno dieci minuti prima di suonare e sopportati per i vari cigolii e lamenti che ogni tanto emettono, come per rassicurarvi che sono lì, pronti a darvi quello che nessun digital delay riuscirà a darvi: il calore del suono.

      Per saperne di più:

      http://pinkfloydexperience.it/strumenti-2/binson-echorec-2/

      http://binsonamoremio.altervista.org/immagini.html

      Un ringraziamento a chi ha redatto queste pagine !!!!!!!

       

    • jerry buterajerry butera
      Partecipante
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      I Pink Floyd rivoluzionarono l’arte dei suoni!!!
      Con l’Echorec 2 della Binson ed il Compact Duo Farfisa

    • jerry buterajerry butera
      Partecipante
      Post totali: 24

      Altre notizie ed immagini sulla Binson su questo link:

      http://binsonamoremio.altervista.org/immagini.html

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