antonelli_stabilimento_di_osimo_anconaNegli anni trenta del 1900, a Castelfidardo comincio’ a svilupparsi in modo notevole, con il determinante contributo dei fratelli Soprani, la produzione di fisarmoniche destinate in prevalenza al mercato degli Stati Uniti d’ America.

Luigi Antonelli, gia’ responsabile del settore “voci armoniche” nella fabbrica di Settimio Soprani, penso’ di iniziare in proprio tale produzione; insieme ai fratelli Cesare e Filippo costitui’ nel 1935 la Fratelli Antonelli, con sede in Osimo (Ancona) per produrre voci armoniche destinate prevalentemente all’ industria locale delle fisarmoniche.

Negli anni successivi, liquidati i due fratelli e restato il solo Luigi Antonelli, subentro’ quale socio finanziatore Urio Rossi, nipote di Vincenzo, patriota risorgimentale osimano.

Durante la seconda guerra mondiale il mercato della fisarmoniche si ridusse sensibilmente per cui la ditta penso’ a una diversificazione: inizio’ cosi la produzione di articoli in bachelite, tra i quali spolette per grandi proiettili destinati all’esercito italiano.

Lo stampaggio della bachelite fu indirizzato anche verso altri prodotti, come i contenitori per alimenti e per il settore farmaceutico.

Al termine della seconda guerra mondiale, la fisarmonica era lo strumento piu’ popolare, sia in Italia che all’ estero.

L’ industria del settore ebbe un grande sviluppo, anche in considerazione del fatto che si riaprirono i mercati esteri, sia europei che americani, in particolare quello degli Stati Uniti d’ America che era il piu’ importante.
officina_voci_armoniche_osimoLa richiesta di voci armoniche era talmente elevata che la ditta Antonelli decise di costruire un nuovo stabilimento ad Osimo (Ancona) in via del Guazzatore.

Entrato in funzione nel 1949, arrivo’ ad impiegare negli anni successivi, circa cento dipendenti interni e piu’ di duecento a domicilio.

Nel frattempo fu acquisita la fabbrica di armoniche a bocca della Prestini di Firenze.

Tale impresa aveva un grande mercato interno, tanto e’ vero che esisteva un piccolo complesso fiorentino denominato Claravox composto anche da dipendenti della Prestini, che si esibiva spesso alla radio nazionale.

armonica_a_bocca_a_20_vociVerso la fine degli anni cinquanta inizio’ una grande crisi del settore delle fisarmoniche.
La moda stava cambiando: tra i giovani la chitarra divenne lo strumento piu’ popolare per il limitato costo e perche’ era piu’ facile da suonare; ebbe inoltre un grande successo il giradischi alimentato a batterie con la fonovaligia portatile.

In quegli anni entrarono nell’ azienda di Luigi il figlio Luciano e successivamente il secondogenito Vinicio. L’ impresa mantenne la denominazione ” Fratelli Antonelli”.

luigi_antonelli_con_il_figlio_vinicio_1960

A causa della crisi la Fratelli Antonelli dovette ridimensionarsi e cercare alternative produttive: la fabbrica di Firenze venne chiusa e la produzione ad Osimo delle “voci armoniche” venne sensibilmente ridotta, nonostante si esportasse molto all’ estero, in particolare nei paesi dell’ Europa dell’ Est nei quali la fisarmonica aveva un grande mercato interno essendo lo strumento piu’ popolare.

Per far fronte alla crisi si cerco’ di diversificare la produzione, tenendo presente le esperienze acquisite, prevalentemente nel settore della meccanica di precisione.

Cio’ non solo per mantenere il livello occupazionale ma per avere un futuro promettente nel settore affine.

Tramite un comune amico, F. Charles Liebi, fu concordato un incontro tra gli Antonelli e i signori Laeng di Burgdorf, Svizzera, titolari della Lenco, industria gia’ affermata sia in campo nazionale che internazionale.

Cio’ al fine di valutare la possibilita’ di una collaborazione.

Seguirono numerose visite sia in Italia che in Svizzera.

Luciano Antonelli si dedico’ completamente a questo progetto per iniziare la produzione in Italia di giradischi, considerando il grande mercato che si stava aprendo in campo nazionale.

Nel dicembre 1961 fu costituita la Lenco Italiana S.p.A. a capitate italo-svizzero, nella quale Luciano Antonelli opero’ sino al 1970 come vice presidente esecutivo.

L’ attivita’ ebbe subito un grande sviluppo grazie al successo dei nuovi giradischi ed ai motorini, in particolare quelli a corrente continua destinati ai mangiadischi.

Nel 1970 la famiglia Antonelli cedette le sue quote azionarie, lasciando un’ azienda con 565 dipendenti.

Nel frattempo la Fratelli Antonelli investi’ nella costruzione di un nuovo stabilimento a Montefano (Macerata), dove Vinicio Antonelli sviluppo’ il settore dello stampaggio delle materie plastiche che apri’ le porte del giocattolo musicale.

Cio’ avvenne attraverso l’ acquisizione, nel 1967 della Erregi di Renato Gori di Firenze, che operava nel settore giocattoli, gia’ cliente della azienda Antonelli.
Nel 1970 Luciano Antonelli entro’ a far parte, nuovamente, dell’ azienda famigliare dedicandosi completamente allo sviluppo degli strumenti musicali giocattolo-educativi, in particolare nel settore elettronico.

luciano_antonelli_1966Fu presentata alle fiere internazionali del giocattolo una nuova pianola con un accattivante design, sia nella versione ad ance che in quella elettronica, quest’ ultima in due realizzazioni: come semplice tastiera e con incluso un mangiadischi; questi modelli ebbero una grande risonanza nel settore ed un grande successo commerciale sia in Italia che all’estero.

L’ Antonelli fu la prima azienda al mondo ad utilizzare l’ elettronica nel giocattolo musicale.

Nel 1978 la Fratelli Antonelli snc venne messa in liquidazione e costituita la Antonelli S. p. A. i cui soci fondatori furono Luciano e Vinicio Antonelli, che si occupo’ prevalentemente del settore giocattoli e strumenti musicali.

 

palazzina_uffici__stabilimento__antonelli_spa__osimoNel 1980 fu inaugurato un nuovo modernissimo stabilimento ad Osimo (Ancona) in via di Filottrano di circa 4500 mq di cui e’ illustrata la palazzina uffici.

Per quanto riguarda il settore voci armoniche fu costituita la S.I.V.A. Srl con sede in Osimo (Ancona), che in seguito sviluppo’ anche il settore affine di stampaggio a freddo della lamiera e costruzione stampi, controllata dalla famiglia Antonelli e con la partecipazione di Giuseppe ed Emilio Pierpaoli.

Segui’ una serie di nuovi prodotti, previligiando la qualita’, l’ aspetto educativo e il design, facendo capo ad illustri specialisti del settore.

 

bambini_che_suonano3In quello educativo si usufrui’ della consulenza del maestro Orfeo Burattini (gia’ fondatore della Fisorchestra Citta’ di Castelfidardo) che porto’ l’ insegnamento nelle scuole elementari, non solo nelle Marche.
Per questo impiego si realizzo’ uno strumento a fiato, denominato Pan Armonica, che ebbe un grande successo commerciale.

 

Si sviluppo’, inoltre, il settore degli organi elettronici destinati ai ragazzi, strumenti che si distinguevano per il loro design e che si vendevano prevalentemente all’ estero.

Nel 1982 fu assegnato alla Antonelli il premio Design S.I.M. al Salone Internazionale della Musica di Milano.

 

tastiera_elettronica_61_tastiI designers di riferimento erano lo studio Bonetto e gli architetti Lucci & Orlandini dello studio L/O Design.

Nel frattempo Luciano Antonelli fu nominato presidente vicario dell’ Assogiocattoli (Associazione Italiana Fabbricanti Giocattoli) e restò in carica negli anni 1984-1985 partecipando a convegni nazionali e internazionali del settore.

domenica_in_-_antonelli_14Nel Dicembre del 1984, insieme al consiglio direttivo, partecipo’ alla trasmissione televisiva “Domenica In”, in onda sul canale di Rai 1, condotta da Pippo Baudo e Raffaella Carra’.

Nell’autunno 1987 il controllo del 70% della Antonelli S.p.A. fu ceduto alla Comus SpA di Bontempi, con sede in Potenza Picena (Macerata), che acquisi’ nell’ anno successivo il totale controllo della societa’.

Nel 1989 Luciano Antonelli cedette le sue quote della S.I.V.A. Srl al fratello Vinicio, quindi inizio’ l’attivita’ di Consulente Aziendale, nel settore giocattoli per lo sviluppo di nuovi prodotti fabbricati in Cina, che svolse per circa 5 anni.

Vinicio Antonelli in seguito sviluppo’ l’ azienda, curando e consolidando la produzione delle voci armoniche e parallelamente espandendo lo stampaggio a freddo della lamiera di componenti di precisione per grandi industrie dei settori elettrodomestico, elettrico, e meccanico.

Nel 1996 entro’ in azienda Lorenzo Antonelli, figlio di Vinicio.

Nel 2002 Lorenzo opero’ una fusione dell’ attivita’ delle voci armoniche con la ditta Salpa di Castelfidardo di Giansandro Breccia: nacque cosi’ Voci Armoniche Srl, con sede in Osimo (Ancona).

Con questa fusione di due storiche ditte di voci armoniche, furono poste le basi e le premesse per il mantenimento della conoscenza tradizionale e del “sapere” tecnico-produttivo relativo alle voci armoniche, e del suo miglioramento.

Negli anni successivi l’ azienda ha investito consapovalmente nella formazione di giovani e nella strutturazione delle competenze tecniche e artigianali, e attualmente si pratica una continua ricerca applicata al miglioramento meccanico ed acustico delle voci per fisarmoniche, che ha come obiettivo i piu’ alti standard qualitativi a livello mondiale.

Questo in linea con una tradizione che la ditta Antonelli ha sempre seguito con coerenza.
http://www.vociarmoniche.it/

Parallelamente, Siva Srl raggiungeva ottimi livelli di eccellenza nella produzione di componentistica stampata a freddo e nella produzione di stampi progressivi, applicando avanzati sistemi organizzativi e ampliando la clientela in Italia e in Europa.

Oggi Lorenzo Antonelli amministra entrambe le aziende SIVA Srl e Voci Armoniche Srl.

Formazione e miglioramento continuo, crescita del “Valore” piuttosto che del profitto (quest’ ultimo considerato un mezzo ma non il fine), consapevolezza che un’ azienda deve operare in armonia con il concetto del Bene Comune: questi elementi rappresentano la visione aziendale alla base delle scelte nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

echorecItalianissimo, ideato e costruito a Milano, cominciò a prendere forma nella mente dell’ingegnere Bonfiglio Bini già nel 1959 e la prima realizzazione dovrebbe risalire al 1960.
La necessità di riprodurre artificialmente l’effetto eco, simulare l’acustica di una grande cattedrale o dare spazialità al suono si era già fatta sentire; anche il grande Les Paul alla fine degli anni ‘40 aveva realizzato uno dei primi echi a nastro. Tali apparecchiature erano però prerogativa degli studi di registrazione e poi il nastro si deteriorava con una certa rapidità. L’idea’ dell’ingegner Bini fu quella di utilizzare, al posto del nastro, un disco sulla cui circonferenza esterna era avvolto a spirale un sottilissimo filo di acciaio magnetico. Cosa più facile a dirsi che a farsi, poiché il disco doveva essere perfettamente cilindrico e liscio per non usurare prematuramente le testine magnetiche, e doveva anche ruotare in modo perfetto. L’ingegner Bini, infatti, dovette servirsi della collaborazione di una ditta che costruiva iniettori per motori diesel, la quale provvedeva a realizzare con precisione millimetrica il perno del disco e il canotto entro il quale questo ruotava. La qualità raggiunta fu tale che ancora oggi, se si sostituisce il disco dì un Echorec, bisogna sostituire anche il canotto. Infatti entrambi riportano, scritto con penna elettrica, il medesimo numero di costruzione.
echorec2.
Analizzando l’apparecchio più nei dettagli, tolto il coperchio metallico, notiamo, attorno al disco, protette a loro volta da un coperchio in plexiglass, cinque testine magnetiche delle quali una serve per la registrazione e le altre quattro per la lettura. Sul lato destro troviamo sei prese Geloso, tre ingressi e tre uscite, selezionabili tramite la pulsantiera anteriore. Suggerisco di sostituire almeno una coppia di queste prese con due normali jack da 6,3 mm; il lavoro, se ben eseguito, non altera l’originalità dell’apparecchio, rendendone più pratico l’uso. A volte è presente, sempre sul lato destro, un’altra presa denominata inputoutput mixer; questa serve per il collegamento a un eventuale mixer e fornisce solo il segnale effettato e non la sua componente diretta. Sul lato sinistro trovano posto il cambio tensione e la presa di alimentazione nonché una coppia di prese jack da 4 mm dove collegare un eventuale footswitch. Sul bel frontale in plexiglass nero, illuminato da due lampadine a siluro da 6 volt, sono presenti, partendo da sinistra, i seguenti controlli:

VOLUME REG: Questo controllo, oltre che da interruttore generale, serve per regolare il guadagno di ingresso e va regolato servendosi dell’indicazione fornita dall’occhio magico centrale di colore verde, facendo in modo che, durante i passaggi più forti, il ventaglio luminoso non vada mai a chiudersi completamente.
LUNGHEZZA ALO: Serve per allungare più o meno le code dell’effetto; portato al massimo l’effetto deve tendere ad aumentare sempre più fino a entrare in Larsen.
VOLUME ECO-ALO: Con questo controllo è possibile determinare il volume generale dell’effetto e interagisce in certa misura con il controllo precedente.LIV REG:
E’ l’occhio magico di cui si è parlato prima.
TONO: Agisce sul tono dell’effetto; apparentemente superfluo, se ne scopre con l’uso la grande utilità.

SELETTORE ECO-ALO: In posizione ECO si ottiene l’effetto di ribattuto una sola volta, escludendo così il controllo lunghezza Alo. Su RIP si possono ottenere ribattuti singoli o composti allungabili a piacere per mezzo della manopola lunghezza alo; su ALO si ha l’effetto riverbero.
RITARDI: Questo selettore a dodici posizioni seleziona singolarmente o in combinazione le testine di lettura, dando luogo a ribattuti più o meno lunghi e complessi e a riverberi più o meno profondi.
Occorre tenere presente che esistono più versioni dell’Echorec. I primi commercializzati avevano il frontale e le manopole colore oro che successivamente divennero di colore nero e il nome divenne Echorec 2°. Un’ulteriore variazione avvenne nelle diciture che furono tradotte in lingua inglese. Sostanzialmente non vi sono grandi differenze tra le prime e le ultime versioni, parlando sempre dei tipi a valvole, salvo l’adozione di motori diversi per cui nei primi Echorec il disco gira più velocemente producendo effetti di riverbero molto verosimili, mentre le versioni con il disco che gira più lentamente sono le preferite da chi ama i ribattuti lunghi.
Parallelamente all’Echorec, la Binson produsse anche l’Echorec Baby, indicato per i chitarristi, che non è altro che una versione in scala ridotta dell’Echorec. Il fatto di avere un disco di diametro più piccolo creava però grossi problemi in quanto si veniva a perdere parte dell’effetto volano che dava stabilità alla velocità, e il suono diventava miagolante. Ben presto, quindi, l’Echorec Baby venne sostituito dall’Echorec Export, sostanzialmente il circuito elettronico del Baby con la meccanica dell’Echorec 2°, riportando la qualità sonora ai livelli di quella del fratello maggiore.
Negli anni successivi la carrozzeria venne cambiata e l’Echorec inserito in un contenitore tipo rack di colore grigio (ricordate che la Binson produceva impianti voce e dovette adeguarsi nel design a quella che era la moda del momento: Semprini, per esempio). La qualità rimase ottima anche se, a parer mio, fu adottato un motore un po’ debole e cavetti interni di scarso valore. Furono prodotti anche modelli a transistor che, pur se ottimi con la voce, male si adattano a essere usati con la chitarra.
Infine un avvertimento e un consiglio: gli Echorec sono creature un po’ particolari, necessitano di assistenza periodica che va fatta da persona esperta. Vanno accesi almeno dieci minuti prima di suonare e sopportati per i vari cigolii e lamenti che ogni tanto emettono, come per rassicurarvi che sono lì, pronti a darvi quello che nessun digital delay riuscirà a darvi: il calore del suono.
echorec_2BINSON ECHOREC II

Echorec Binson, l’insuperato insuperabile sound degli anni ’60. Visto che prima di Natale se ne parlava in lista, ho deciso di ripescare questo articolo magistralmente scritto da Roberto Pistolesi nel lontano 1993. Buona lettura a tutti.

Mi ricordo ancora quel pomeriggio quando riuscii, utilizzando una vecchia radio a valvole, una molta e una testina tolta da una gloriosa fonovaligia Lesa, a realizzare il mio riverbero a molla. Correva l’anno 1964 e stavo cercando, con scarsi risultati, di riprodurre il sound che Hank B. Marvin, occhialuto chitarrista degli Shadows, otteneva dalla sua Stratocaster suonando Apache.
Allora non avevamo fonti di informazione che ci potessero illuminare su quali effetti, quali chitarre e quali amplificatori usassero i chitarristi famosi e così passavo le giornate a fantasticare fino a che, nell’inverno del 1965, mentre mi trovavo al Gattopardo di Castelfiorentino, famoso locale dove si ballava, sentii quelle note e quel suono! Il chitarrista del complesso di turno imbracciava una Stratocaster Fiesta Red collegata a un Vox AC30 sopra il quale troneggiava una luminosa scatola con sei manopole e un occhio verde centrale: era un Binson Echorec 2°!
Ero uno studentello squattrinato e questi tre oggetti sono rimasti un sogno per tanti anni. Pensate che la Strato costava 180 mila lire e il Binson 240 mila lire; non ho mai osato chiedere quanto costasse il Vox per non soffrire. Come termine di paragone sappiate che allora la Fiat 500, nuova, costava 495 mila lire. Ciò nonostante il desiderio di avere e usare questi apparecchi è sempre stato talmente forte che oggi ne possiedo alcuni esemplari perfettamente funzionanti e altri ne ho procurati ad amici musicisti.
Ho già scritto su queste pagine riguardo al Vox AC30, non descriverò la Stratocaster perché altri lo hanno fatto dicendo quasi tutto, ma voglio divagare un po’ su quell’apparecchio meraviglioso e lunatico che è il Binson Echorec. Italianissimo, ideato e costruito a Milano, cominciò a prendere forma nella mente dell’ingegnere Bonfiglio Bini già nel 1959 e la prima realizzazione dovrebbe risalire al 1960.
La necessità di riprodurre artificialmente l’effetto eco, simulare l’acustica di una grande cattedrale o dare spazialità al suono si era già fatta sentire; anche il grande Les Paul alla fine degli anni ’40 aveva realizzato uno dei primi echi a nastro. Tali apparecchiature erano però prerogativa degli studi di registrazione e poi il nastro si deteriorava con una certa rapidità. L’idea’ dell’ingegner Bini fu quella di utilizzare, al posto del nastro, un disco sulla cui circonferenza esterna era avvolto a spirale un sottilissimo filo di acciaio magnetico. Cosa più facile a dirsi che a farsi, poiché il disco doveva essere perfettamente cilindrico e liscio per non usurare prematuramente le testine magnetiche, e doveva anche ruotare in modo perfetto. L’ingegner Bini, infatti, dovette servirsi della collaborazione di una ditta che costruiva iniettori per motori diesel, la quale provvedeva a realizzare con precisione millimetrica il perno del disco e il canotto entro il quale questo ruotava. La qualità raggiunta fu tale che ancora oggi, se si sostituisce il disco dì un Echorec, bisogna sostituire anche il canotto. Infatti entrambi riportano, scritto con penna elettrica, il medesimo numero di costruzione.
Analizzando l’apparecchio più nei dettagli, tolto il coperchio metallico, notiamo, attorno al disco, protette a loro volta da un coperchio in plexiglass, cinque testine magnetiche delle quali una serve per la registrazione e le altre quattro per la lettura. Sul lato destro troviamo sei prese Geloso, tre ingressi e tre uscite, selezionabili tramite la pulsantiera anteriore. Suggerisco di sostituire almeno una coppia di queste prese con due normali jack da 6,3 mm; il lavoro, se ben eseguito, non altera l’originalità dell’apparecchio, rendendone più pratico l’uso. A volte è presente, sempre sul lato destro, un’altra presa denominata inputoutput mixer; questa serve per il collegamento a un eventuale mixer e fornisce solo il segnale effettato e non la sua componente diretta. Sul lato sinistro trovano posto il cambio tensione e la presa di alimentazione nonché una coppia di prese jack da 4 mm dove collegare un eventuale footswitch. Sul bel frontale in plexiglass nero, illuminato da due lampadine a siluro da 6 volt, sono presenti, partendo da sinistra, i seguenti controlli:

VOLUME REG: Questo controllo, oltre che da interruttore generale, serve per regolare il guadagno di ingresso e va regolato servendosi dell’indicazione fornita dall’occhio magico centrale di colore verde, facendo in modo che, durante i passaggi più forti, il ventaglio luminoso non vada mai a chiudersi completamente.

LUNGHEZZA ALO: Serve per allungare più o meno le code dell’effetto; portato al massimo l’effetto deve tendere ad aumentare sempre più fino a entrare in Larsen.

VOLUME ECO-ALO: Con questo controllo è possibile determinare il volume generale dell’effetto e interagisce in certa misura con il controllo precedente.

LIV REG: E’ l’occhio magico di cui si è parlato prima.

TONO: Agisce sul tono dell’effetto; apparentemente superfluo, se ne scopre con l’uso la grande utilità.

SELETTORE ECO-ALO: In posizione ECO si ottiene l’effetto di ribattuto una sola volta, escludendo così il controllo lunghezza Alo. Su RIP si possono ottenere ribattuti singoli o composti allungabili a piacere per mezzo della manopola lunghezza alo; su ALO si ha l’effetto riverbero.

RITARDI: Questo selettore a dodici posizioni seleziona singolarmente o in combinazione le testine di lettura, dando luogo a ribattuti più o meno lunghi e complessi e a riverberi più o meno profondi.

Occorre tenere presente che esistono più versioni dell’Echorec. I primi commercializzati avevano il frontale e le manopole colore oro che successivamente divennero di colore nero e il nome divenne Echorec 2°. Un’ulteriore variazione avvenne nelle diciture che furono tradotte in lingua inglese. Sostanzialmente non vi sono grandi differenze tra le prime e le ultime versioni, parlando sempre dei tipi a valvole, salvo l’adozione di motori diversi per cui nei primi Echorec il disco gira più velocemente producendo effetti di riverbero molto verosimili, mentre le versioni con il disco che gira più lentamente sono le preferite da chi ama i ribattuti lunghi.
Parallelamente all’Echorec, la Binson produsse anche l’Echorec Baby, indicato per i chitarristi, che non è altro che una versione in scala ridotta dell’Echorec. Il fatto di avere un disco di diametro più piccolo creava però grossi problemi in quanto si veniva a perdere parte dell’effetto volano che dava stabilità alla velocità, e il suono diventava miagolante. Ben presto, quindi, l’Echorec Baby venne sostituito dall’Echorec Export, sostanzialmente il circuito elettronico del Baby con la meccanica dell’Echorec 2°, riportando la qualità sonora ai livelli di quella del fratello maggiore.
Negli anni successivi la carrozzeria venne cambiata e l’Echorec inserito in un contenitore tipo rack di colore grigio (ricordate che la Binson produceva impianti voce e dovette adeguarsi nel design a quella che era la moda del momento: Semprini, per esempio). La qualità rimase ottima anche se, a parer mio, fu adottato un motore un po’ debole e cavetti interni di scarso valore. Furono prodotti anche modelli a transistor che, pur se ottimi con la voce, male si adattano a essere usati con la chitarra.
Infine un avvertimento e un consiglio: gli Echorec sono creature un po’ particolari, necessitano di assistenza periodica che va fatta da persona esperta. Vanno accesi almeno dieci minuti prima di suonare e sopportati per i vari cigolii e lamenti che ogni tanto emettono, come per rassicurarvi che sono lì, pronti a darvi quello che nessun digital delay riuscirà a darvi: il calore del suono.

schema_echorec_2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jerry Butera 

borgani_logo1872. Augusto Borgani fonda a Macerata la società BORGANI Strumenti Musicali. Gli studi accademici effettuati, uniti ad una sofisticata percezione del suono, acquisita come musicista, gli consentono di ottenere sin da subito ottimi risultati. Spirito imprenditoriale e visione strategica lo convincono ad inviare il primogenito Arturo negli USA, dove a Elkhart nell’Indiana, apprende le tecniche di produzione più innovative del tempo, lavorando per la CONN Industry. Questa preziosa esperienza ha consentito alla Società Bogani di superare rapidamente gli standard produttivi del periodo.

1920. Scompare Augusto Borgani. Gli succede nella gestione dell’Azienda il secondogenito Orfeo, clarinettista, diplomato presso il Regio Conservatorio di Bologna. Musicista virtuoso, unisce a questa dote una maestria progettuale che gli consente di trasferire nella produzione dei suoi strumenti tutto il suo sapere, permettendogli di progettare e realizzare modelli ancora oggi insuperati. Numerosi i brevetti depositati, ancora in uso. È lui, nell’epoca d’oro dello Swing e del Jazz , ad intuire le grandi potenzialità del Sassofono, strumento relativamente nuovo, che in quegli anni inizia a riscontrare il vivo interesse di musicisti e compositori.

1956. Prematura scomparsa di Orfeo Borgani. Gli succede il terzogenito Giuseppe, che, forte dell’eredità ricevuta dal padre, concentra la sua azione nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, mirando fortemente all’internazionalizzazione dell’Azienda. In pochi anni il marchio Borgani verrà distribuito in tutto il mondo, affermandosi come brand internazionale.

borgani_orfeo1983. Giuseppe Borgani si ritira dall’attività d’impresa. Subentra suo figlio Orfeo, quarta generazione di Borgani e attuale responsabile della Società. Rivalutazione della tradizione manufatturiera, ricerca e innovazione tecnologica sono gli asset strategici su cui l’Azienda decide di investire con capacità, passione ed esperienza. La produzione artigianale viene dedicata esclusivamente ai sassofoni professionali, confermando con successo il marchio Borgani nell’élite delle produzioni mondiali.

1990. Dopo anni di ricerche e sperimentazioni, inizia la produzione di sax con l’utilizzo di differenti metalli preziosi, depositati su una base di ottone e miscelati fra di loro. Nascono le sette leghe sonore Borgani e per la prima volta il musicista ha la possibilità di scegliere dei Sassofoni dalle caratteristiche timbriche e dinamiche differenti tra loro. È l’inizio di un percorso rivoluzionario, ancora oggi asse portante della produzione Borgani.

1997. Per festeggiare il suo 125° anno dalla fondazione la Borgani presenta ufficialmente sul mercato l’innovativo Sax Soprano Jubilee. Si tratta di fatto del primo, ed ancora oggi unico, Soprano dotato della possibilità di intercambiare la campana. Questa rivoluzionaria caratteristica permette alverso la propria clientela permettono alla Borgani Saxophones di continuare a rappresentare, dopo oltre un secolo, un preciso punto di riferimento per tutti quei musicisti che desiderano instaurare un rapporto privilegiato e quasi elettivo con il proprio produttore di strumenti musicali. I valori del marchio Borgani continuano a rimanere inalterati nel tempo, giocando un ruolo importante nella storia della strumentazione musicale. Il marchio, che nel 2012 celebrerà il proprio 140° anniversario, continua ad essere percepito dal mercato per quelle che sono le sue precise peculiarità, mentre lo spirito imprenditoriale del fondatore Augusto Borgani continua ad essere tramandato di generazione in generazione quale perpetuo esempio delle capacità creative ed imprenditoriali di una storica manifattura italiana.

 

borgani_sassofoni

borsiniLa CRB Elettronica (Costruzioni Radioelettriche Borsini) nasce come ditta artigiana nel 1948 con sede a Senigallia in via Arsilli (Ancona).
Il titolare e’ Duilio Borsini uomo di grande ingegno nato il 10 settembre 1923 ad Osimo ( An).
La produzione sono le radio.
Nel 1952 a seguito di una momentanea crisi del settore, Borsini inizia la produzione di amplificatori di circa 10 watt, specifici per ambulanti che potevano essere alimentati sia a batterie che a corrente alternata.
Questi amplificatori vengono prodotti in larga scala e senza concorrenza di altre ditte.
Successivamente nel settore entrano altre fabbriche tra cui la Geloso.
Contemporaneamente la CRB con all’epoca circa 30 dipendenti produce anche trasformatori per rasoi elettrici sia per il mercato italiano, sia per il mercato estero, tra cui l’America e la Francia.
Verso la meta’ degli anni cinquanta con l’arrivo sul mercato dei primi televisori in bianco e nero l’azienda progetta e produce gli stabilizzatori di tensione.
Nel 1955 l’azienda si trasferisce in Ancona in via Marchetti dove aggiunge alla normale produzione anche motorini elettrici che in quel periodo sono molto richiesti per la produzione di pianole ed armonium da parte di alcune fabbriche della zona.
Sempre in quel periodo Borsini, persona molto creativa, inizia la costruzione di testine per magnetofoni (registratori) con tecnologia per allora molto avanzata.
Il materiale utilizzato doveva essere di altissima qualita’, trattato e ricotto su forni ad idrogeno a 1200 gradi.
Nel 1958 la CRB Elettronica si sposta da Ancona centro alla periferia, alla zona industriale Baraccola su un nuovo stabilimento molto piu’ grande.
Sempre in questo anno su richiesta di Oliviero Pigini titolare della Eko fabbrica che costruisce chitarre produce pick-up, (microfoni per chitarre.)
Borsini sempre su suggerimento di Oliviero Pigini, inizia la progettazione e la produzione di organi elettronici.
E’ l’anno 1967 ed inizia la produzione dei primi prototipi, seguita poi dalla produzione vera e propria dei primi modelli a una tastiera denominati Coral, Topazio, Rubin ecc…..
Contemporaneamente si producono anche modelli a due tastiere.
Nel 1969 inizia anche la produzione di amplificatori,nella prima serie ci sono i modelli Diamond 20, Diamond 40 Diamond 100 ecc….. che ottennero un buon successo e quindi anche esportati in tutta Europa e nei paesi scandinavi.
A questa serie seguirono i modelli Space Sound (effetto leslie), effetto ottenuto con un sistema di altoparlanti rotanti, questo sistema era nato dall’ idea di Borsini ed era stato brevettato.
La prouzione veniva fatta in un altro stabilimento, chiamato appunto Space Sound a Casenuove di Osimo (AN) sempre di proprieta’ dello stesso Borsini.
Negli anni successivi al 1968 il successo del marchio Diamond cresceva in continuazione e questo era un grande stimolo per avviare la progettazione di modelli sempre piu’ nuovi e rispondenti alle esigenze di musicisti e appassionati di musica che aumentavano di anno in anno.
Per soddisfare le richieste di una clientela sempre piu’ vasta ogni anno alla fiera di Francoforte, che era diventata la piu’ importante rassegna di strumenti musicali al mondo, veniva presentata una nuova gamma di organi elettronici con nuove tecnologie e nuovi effetti che attiravano visitatori e addetti del settore sempre piu’ esigenti.
Fu infatti in quegli anni che la CRB Elettronica conquistava con la qualita’ dei suoi strumenti sempre nuovi mercati, espandendosi dall ‘America Latina agli Stati Uniti, dalla Spagna ai paesi Scandinavi passando per l’ Europa intera arrivando perfino in Corea con una produzione molto qualificata di organi da chiesa-
I modelli di organi progettati e prodotti dalla CRB furono molti e tutti di successo, tuttavia alcuni ebbero un successo particolare e fra questi ricordiamo il Diamond 800 che venne usato da moltissimi gruppi musicali di quel periodo, poi la serie 900 Gold che con il suono sinusoidale ed accoppiato all’amplificatore con lo Space Sound dava un suono particolarmente armonioso percio’ particolarmente apprezzato da tutti i professionisti ed amatori in quanto era una validissima alternativa all’organo elettromagnetico Hammond.
La maggior parte dei modelli veniva prodotta sia nella versione portatile che nella versione consolle per soddisfare le esigenze di chi voleva fare musica in luoghi diversi e chi la voleva suonare in casa.
Questi strumenti venivano realizzati seguendo in molti dettagli quelle che erano appunto le caratteristiche di questi strumenti…. dai drawbars alle contattiere multiple fino ai vibrati ed i riverberi a molla.
La CRB realizzo’ successivamente anche diversi modelli di tastiere con effetti Strings e Pianoforte nonche’ diversi modelli di computer drum che facevano appunto il verso alla tradizionale batteria acustica.
Tutti questi strumenti venivano curati nella parte musicale da Sandro Fontanella nipote di Borsini musicista e tastierista di grande talento il quale si occupava anche degli aspetti dimostrativi delle fiere nazionali ed internazionali affiancato poi in molte occasioni dal 1975 da Marcello Colo’ anche lui grande musicista e tastierista.
Nel 1977 fu presentato alla fiera di Francoforte un prototipo di sintetizzatore Uranus che visto il successo ottenuto entro’ in produzione l’anno seguente insieme a un modello ridotto Uranus 2 assai piu’ accesibile nei costi e nella programmabilita’ in situazioni “live”.
Entrambi i modelli conquistarono immediatamente gli appassionati di musica elettronica di tutto il mondo, infatti nell’anno 1978 la CRB partecipo’ alla fiere di Chicago e l’anno successivo a quella di Atlanta ottenendo anche qui un successo strepitoso.
A seguire arrivarono anche altri strumenti innovativi quali un synth monofonico chiamato Oberon e una tastiera Strings Vocoder chiamata appunto Vocostrings.
Con l’inizio degli anni ottanta causa anche dell’avanzare della concorrenza giapponese inizio’ il declino degli strumenti musicali e delle aziende correlate……… CRB compresa.
Nel 1982 la CRB Elettronica cesso’ la sua attivita’.

organo_elettronico_liturgico_del_marco

La Del Marco nasce nel 1920 con sede a Trento in via San Martino.
Fondatore e’ Del Marco Viginio nato a Tesero (Trento) il 18 luglio 1893.
E’ una ditta individuale e Viginio si occupa di accordature, riparazioni e restauro di pianoforti.
Nel 1924 l’azienda si trasferisce  a Tesero in via Roma 15 (Trento) su uno stabilimento di circa 4000 metri quadrati.
Successivamente il signor Viginio fa entrare in societa’ il signor Bozzetta e da qui inizia la produzione di pianoforti denominati Del Marco e Bozzetta.
La produzione di pianoforti  cessa nel 1932 causa una crisi momentanea del settore.
I pianoforti prodotti sono circa 200.
A seguito di una crisi momentanea della vendita di pianoforti  l’azienda trasforma la produzione  costruendo armonium.
Questa decisione e’ stata presa dal signor Viginio su suggerimento del maestro di musica del seminario di Trento monsignor Celestino Eccher il quale gli faceva notare la grande richiesta di questo strumento.
L’azienda inizia a costruire armonium molto semplici, imitando la produzione tedesca.
Nel 1949 L’azienda si scioglie e rimane Viginio con il figlio Rinaldo a continuare l’attivita’.
Nel 1950 il figlio di Viginio, Rinaldo nato a Trento il 21 luglio 1928 prende le redini della azienda  sempre costruendo armonium.
In questo periodo i dipendenti sono circa 20 con punte nei peridi migliori di 30 e i modelli prodotti sono 15 denominati con le lettere dell’alfabeto A B C D ecc…….
Vengono prodotti anche armonium a due tastiere.
L’azienda ha vari reparti ma il piu’ attrezzato ed avanzato e’ la falegnameria.
I rivenditori di questi armonium sparsi in tutta Italia sono 110.
Le richieste di questi strumenti provenivano principalmente da chiese, conventi, monasteri, ma anche da privati.
Questi armonium sono esportati anche in America centrale, America meridionale, Spagna e Germania.
Nel 2000 Il mercato degli armonium  si blocca completamente e la produzione si blocca.
Sono circa 2000 gli armonium prodotti da questa azienda.

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La Del Marco nasce nel 1920 con sede a Trento in via San Martino.
Fondatore e’ Del Marco Viginio nato a Tesero (Trento) il 18 luglio 1893.
E’ una ditta individuale e Viginio si occupa di accordature, riparazioni e restauro di pianoforti.
Nel 1924 l’azienda si trasferisce  a Tesero in via Roma 15 (Trento) su uno stabilimento di circa 4000 metri quadrati.
Successivamente il signor Viginio fa entrare in societa’ il signor Bozzetta e da qui inizia la produzione di pianoforti denominati Del Marco e Bozzetta.
La produzione di pianoforti  cessa nel 1932 causa una crisi momentanea del settore.
I pianoforti prodotti sono circa 200.
A seguito di una crisi momentanea della vendita di pianoforti  l’azienda trasforma la produzione  costruendo armonium.
Questa decisione e’ stata presa dal signor Viginio su suggerimento del maestro di musica del seminario di Trento monsignor Celestino Eccher il quale gli faceva notare la grande richiesta di questo strumento.
L’azienda inizia a costruire armonium molto semplici, imitando la produzione tedesca.
Nel 1949 L’azienda si scioglie e rimane Viginio con il figlio Rinaldo a continuare l’attivita’.
Nel 1950 il figlio di Viginio, Rinaldo nato a Trento il 21 luglio 1928 prende le redini della azienda  sempre costruendo armonium.
In questo periodo i dipendenti sono circa 20 con punte nei peridi migliori di 30 e i modelli prodotti sono 15 denominati con le lettere dell’alfabeto A B C D ecc…….
Vengono prodotti anche armonium a due tastiere.
L’azienda ha vari reparti ma il piu’ attrezzato ed avanzato e’ la falegnameria.
I rivenditori di questi armonium sparsi in tutta Italia sono 110.
Le richieste di questi strumenti provenivano principalmente da chiese, conventi, monasteri, ma anche da privati.
Questi armonium sono esportati anche in America centrale, America meridionale, Spagna e Germania.
Nel 2000 Il mercato degli armonium  si blocca completamente e la produzione si blocca.
Sono circa 2000 gli armonium prodotti da questa azienda.

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modello_244La Elgam Elettronica SAS e’ stata fondata nel 1968 Da Guido Gasparrini e dai fratelli Marconi Marco e Antonio.
La sede era in via Loreto 3 a Recanati da dove si era appena trasferita la Eko SPA.
Inizialmente l’azienda produceva tastiere portatili e occupava circa 30 persone.
Nel 1976 costruisce un nuovo stabilimento in via Brecce, nel comune di Loreto.
Il lavoro aumenta e si rende necessario aumentare il numero degli addetti fino ad occupare circa 85 dipendenti tra impiegati, operai, e tecnici di laboratorio.
Nella nuova sede di circa 2850 metri quadrati si incomincia la produzione di tastiere piu’ complesse ed organi elettronici a mobile.
L’azienda esporta  i suoi prodotti in moltissime nazioni tra cui: Portogallo, Spagna, Francia, Grmania, Svizzera, Belgio,Olanda, Norvegia, Danimarca,Finlandia, Israele, Libano, Emirati Arabi, Stati Uniti, Canada ecc…….
Nel 1979 il lavoro comincia a diminiuire, anche a causa della concorrenza estera.
Nel 1982 la Elgam chiude l’attivita’.
oliviero_piginiFondatore della Eko e’ Oliviero Pigini nato a Castelfidardo nella frazione Crocette il 02/08/1922 da Alfredo ed Assunta Patrignani.

Nei primi anni cinquanta Oliviero lavora nella azienda dello zio Marino, che gestisce una impresa che occupa molti dipendenti e trova mercato per le sue fisarmoniche non solo in Italia ma anche in altri paesi e soprattutto negli Stati Uniti D’America.

Oliviero sempre in cerca di qualcosa di nuovo da fare lascia la fabbrica dello zio Marino ed entra come coadiuvante nella azienda  del cugino Gaetano il quale da vita a una piccola attivita’ commerciale che in breve tempo si allarga fino a divenire una delle piu’ importanti aziende di rappresentanza e distribuzione di materie prime e accessori per le fisarmoniche.

Nel 1952 lascia anche il cugino Gaetano e apre una attivita’ commerciale e di rappresentanza per materiali e accessori per le fisarmoniche.

La nuova attivita’ parte molto bene, sorretta da un mercato dinamico che tira moltissimo.

A meta’ degli anni cinquanta teme che la fisarmonica stia andando in declino e comincia a  distribuire sul mercato le chitarre che importa dalla Jugoslavia.

Subito dopo inizia la fabbricazione  in proprio di questo strumento avvalendosi in un primo momento  delle attrezzature di ebanisteria e dei locali dell’ex fabbrica di fisarmoniche di suo zio Marino Pigini.

In Sicilia esiste gia’ una rinomata produzione di chitarre e Oliviero contatta e assume due esperti liutai, i fratelli Paladino.

La qualita’ delle chitarre migliora moltissimo e  ben presto le richieste diventano tantissime sia dal mercato interno sia dal mercato internazionale.

Con l’aumento della produzione, Oliviero cerca nuovi locali e li trova proprio a Recanati, e all’inizio degli anni sessanta affitta ampi locali nell’ex convento e filanda Piccinini nella zona San Francesco e vi trasferisce l’attivita’.

Nasce cosi’ la Eko a Recanati.

La continua espansione e l’incremento quantitativo  della vendita  di chitarre su tutti i mercati mondiali, compresa la prevista produzione di organi elettronici rendono ben presto insufficienti i locali in zona San Francesco.

Nel 1963 Oliviero acquista lo stabile  e l’area circostante  di circa 12000 metri quadrati in via Ceccaroni sempre a Recanati.

E’ qui che la Eko diventa un vero colosso nel campo musicale con centinaia e centinaia di dipendenti.

Oliviero aveva intuito che i giovani degli anni sessanta  erano fortemente influenzati dai gruppi rock/pop del momento e quindi anche loro volevano suonare la chitarra.

Moltissimi gli artisti dell’epoca che andavano alla eko a provare queste meravigliose chitarre.

La Eko non produce solo chitarre, ma anche amplificatori ed organi elettronici.

Visto che l’elettronica in quegli anni era in grande crescita  Oliviero crea il piu’ grande polo mondiale musicale, la EME (Elettronica Musicale Europea) che unisce tre grandi fabbriche:

la Eko italiana, la Thomas americana e ela Vox inglese la fabbrica sorgera’ a Montecassiano (Macerata), ma appena inizia la costruzione del nuovo stabilimento arriva improvvisa la morte di Oliviero il 10 febbraio 1967 causata da infarto.

A Oliviero Pigini il comune di Recanati ha dedicato il museo della chitarra inaugurato il 22 maggio 2004.

Oggi la ditta Eko gestita dal fratello di Oliviero, Lamberto e’ la prima azienda italiana nella distribuzione di strumenti musicali.

La rapida crescita avvenuta in questi ultimi anni ha reso necessaria la costruzione di un nuovo stabilimento di circa 10000 metri quadrati coperti nella zona industriale di Montelupone (Macerata).

www.ekomusicgroup.com

+39 0733 227250 

testata_storiadellafarfisa1LLa Farfisa (FAbbriche Riunite di FISArmoniche) nasce nel luglio 1946 dalla fusione di tre aziende: la Settimio Soprani di Castelfidardo, la Silvio Scandalli di Camerano, e la Nazzareno Frontalini di Numana ( quest’ ultima però dopo pochi mesi si ritira) come costruzione di fisarmoniche con sede a Camerano (An).

Verso la fine degli anni cinquanta, dopo un periodo di crisi di vendita delle fisarmoniche per diversificare la produzione la Farfisa iniziò la progettazione e la produzione delle fonovalige (giradischi).
I primi modelli furono il Jolly e il modello Hf.
Seguirono poi il modello Farfisino ed il Vedette, questi modelli erano in versione mono.
Seguirono poi i modelli stereo Carmen e Star sempre portatili.
Fu anche costruito un modello consolle il Recital.

In contemporanea con le fonovaligie si inizio’ con i televisori, furono acqistati dalla Germania i Metz che in fabbrica venivano aperti e veniva montato il gruppo del secondo canale, era il periodo in cui la Rai iniziava la trasmissione del secondo programma.
Iniziava nel frattempo la progettazione dei televisori prodotti interamente dalla Farfisa, il primo fu il F 236 poi il modello perfezionato F 237.
L’attivita’ dei televisori andò avanti per qualche tempo, ma verso il 1963/64 cessò e le maestranze rientrarono in sede dalla Montagnola (Ancona) dove si erano trasferiti.

Il 23 marzo 1965 la Farfisa si trasferisce da Camerano centro ad Aspio Terme su un nuovissimo stabilimento.
Intanto andava avanti la progettazione e produzione degli amplificatori, il primo modello fu il l’ Amplivox 8 di circa 8 watt di potenza e subito dopo il modello Amplivox 18 di circa 18 watt di potenza, seguirono poi Farfisa 20 e Farfisa 40, tutti questi modelli erano a valvole.
A transistors furono progettati i modelli TR60 e il BT40, seguirono poi nel tempo altri modelli sia per organi, o per chitarra, o per basso ed anche impianti voce.
Segui’ poi il modello TR70 ed il modello AS2006 poi la serie OR che erano a transistors la parte del preamplificatore ed a valvole la parte finale di potenza.

Nel 1958 nasce il Microrgan, organo elettrico portatile basato sul principio dell’ ancia libera come la fisarmonica.
La corrente d’aria provocata dalla ventola di un motorino ne provocava la vibrazione e quindi il suono.
Successore del Microrgan è il Regale, strumento sempre ad aria ma molto più completo con nuovi timbri che entra nelle chiese e nelle scuole, poi ancora il Golden Voice.
A partire dai primi anni sessanta l’azienda fece i primi studi sull’ elettronica abbinata agli strumenti musicali e nel 1962 iniziò la produzione delle prime fisarmoniche elettroniche che collegate a un generatore ed ad un amplificatore, emettevano un suono elettronico che poteva essere sommato al suono tradizionale.

Contemporaneamente iniziò la produzione di organi elettronici.

La Farfisa fu la prima impresa al mondo a produrre in serie l’organo elettronico.
Il Compact è la prima serie ed è molto apprezzata in tutto il mondo.
Le sue caratteristiche timbriche ha notevolmente influenzato il Sound dei gruppi di allora.
Moltissimi sono gli artisti tastieristi che utilizzano questo strumento in special modo nei generi Beat, Rock e Leggera.
Genesis, Van Der Graaf Generator, Tangerine Dream, Led Zeppelin, Procol Harum, The Doors, Frank Zappa, Elton John sono solo una piccola parte di gruppi ed artisti che Hanno utilizzato i prodotti musicali costruiti dalla Farfisa.
Il Compact Duo è stato anche ampiamente utilizzato a volte abbinato ad un effetto eco (il Binson) da Richard Wright dei Pink Floyd.
Oltre al Compact nel giro di pochi anni vennero prodotti e venduti in tutto il mondo altri modelli come il Compact De luxe, il Compact Duo, il Gala, il Foyer, ecc…
Questi strumenti utilizzando il Repeat, le percussioni, il riverbero, il vibrato, il moltitone Booster permettevano una grande varietà di voci orchestrali.
Nel 1965 la Farfisa invia 9 dipendenti presso la fabbrica di pianoforti tedesca Euterpe per appropiarsi delle varie fasi di costruzione di pianoforti e nel 1965 inizia la produzione di pianoforti acustici nello stabilimento Settimio Soprani di Castelfidardo con la collaborazione della ditta tedesca Euterpe.

Su licenza vengono prodotti pianoforti Karl Otto e W.Offman.
Scaduti i termini di licenza la Farfisa iniziò la produzione e commercializzazione di propri pianoforti con i marchi Furstein Farfisa, Furstein, Hermann, Hubschen, Fustenberg ed anche il conosciutissimo marchio Anelli di Cremona che nel frattempo l’azieda aveva aquisito.
Anche la produzione di prestigiose chitarre da studio e da concerto apparteneva alla Farfisa, queste chitarre portavano il nome del famoso liutaio concertista e compositore Luigi Mozzani (1869-1943) nato a Faenza da famiglia di origine anconetana.

Negli anni 1970-1972 quando la produzione era a pieno regime, il consiglio di amministrazione della Farfisa ne chiuse la produzione a causa della passività del singolo settore.
Agli strumenti musicali si affiancò il commercio di televisori Metz importati dalla Germania, ma il settore fu poi subito abbandonato.

Alla fine degli anni 60 quando ci si accorse che l’elettronica poteva essere anche applicata ai citofoni, nacque il comparto citofonia/video citofonia.
Nel 1963 la Farfisa risulta avere circa 1800 dipendenti con picchi fino a 2100.
La superfice coperta dei suoi tre stabilimenti, Camerano, Aspio Terme, Castelfidardo e’ di oltre 50000 metri quadrati
Nel 1965 la multinazionale americana Lear Siegler diventò azionista di maggioranza della Farfisa, convinta della richiesta in tutto il mondo dei prodotti di questa azienda.

Il successo di questa fabbrica fu grandioso, nei cinque continenti e in ben 87 paesi i suoi strumenti erano richiestissimi.
Il 15 ottobre 1973 la Farfisa apre uno stabilimento a San Benedetto Del Tronto la Hagen, dove vi trsferisce la produzione della citofonia e videocitofonia e nel 1975 acquista la Eme di Sambucheto (Macerata) di proprieta’ americana che produce organi elettronici Thomas.

Prodotti dalla Farfisa, fisarmoniche, fisarmoniche elettroniche, chitarre, pianoforti, amplificatori, organi ad ancia, organi a mobile, portatili, da concerto, per le chiese e per la casa arrivarono in ogni parte del mondo.
Negli anni settanta le fabbriche che costruiscono organi elettronici in questa zona, piccole e grandi, erano innumerevoli: Elka, Crb, Crumar, Gem, Logan, Eko, Diamond, Gis, Thomas, Milton, Excelsior, Soprani, Fatar, Bontempi ecc…
A metà degli anni settanta, le vendite di questi strumenti vennero a calare notevolmente anche dovuto al fatto che, nel frattempo, arrivò la concorrenza giapponese.
Arrivò la crisi e la cassa integrazione per 1200 dipendenti.

Si parla di crisi temporanea.
Il calo della domanda si verificò contemporaneamente sia per gli strumenti tradizionali sia per quelli elettronici.
Fino al crollo vero e proprio che si verificò nel 1980.
Una vastissima area intorno a Ancona sta tremando, la Farfisa è vitale per tante famiglie, da’ occupazione e reddito a tantissime persone.

A luglio del 1980, lo stabilimento di Castelfidardo venne chiuso e 163 dipendenti trasferiti a Sambucheto di Macerata, dove continuò la produzione di pianoforti acustici.
La massiccia avanzata dei giapponesi, nel mercato americano ed europeo, e la crisi generale penalizzarono ancora di più la Farfisa.

Ad aprile 1984 la situazione del personale della Farfisa è ridotta in questi termini: stabilimento di Aspio Terme, 513 addetti di cui 227 in cassa integrazione, Stabilimento di Sambucheto 133 di cui 52 in cassa integrazione.
In questo anno la Lear Siegler, dopo aver perso interesse in questo mercato, mise in liquidazione l’azienda che ritornò in mani italiane, acquistata dal gruppo Bontempi di Potenza Picena nell’ ottobre 1984 che produceva strumenti musicali-giocattolo e semiprofessionali.
Fino a questo periodo, la quantità di strumenti immessi sul mercato è stato enorme.
Come non ricordare le fisarmoniche Cordovox, Transicord, Syntacordion, i sintetizzatori Syntorchestra, Syntorchestra 4, Sound Maker, gli organi liturgici Ch5, Ch25, Ch32, la serie Compact (utilizzata anche dai Pink Floyd), Professional (utilizzata anche dai Van der Graaf Generator), la serie 248, 249, 250, 251, 252, 255, 257, 259, la serie Vip dal modello 61 fino al 600, la serie Silver, ecc… fino all’ultimo capolavoro: il Pergamon.
Il programma della Bontempi prevede il rilancio dell’ azienda e delle tre linee di produzione, i pianoforti, i strumenti musicali elettronici e la videocitofonia.

La produzione di pianoforti dopo qualche anno da sambucheto (MC) viene trasferita ad Aspio terme, ed e’ qui che poi verra’ inventato e brevettato il sistema di silenziamento Nigth e Day, sistema messo a punto dal tecnico Pierite’ Carlo, poi copiato da tutte le piu’ grandi fabbriche di pianoforti.
La citofonia produce fino al 1992, poi viene venduta.
Molto numerosi sono invece i modelli di organi prodotti.
Dalla serie TS (a cosolle) alla serie F (portatili), poi la serie innovativa G, G7 G8, che sono stati molto apprezzati dal mercato fino all’expander Seven x.
Malgrado tutti gli sforzi fatti dal gruppo Bontempi, causa la crisi e la concorrenza estera la Farfisa chiude.
E’ il 1998.

elka_20La Elka (Elettronica Kastelfidardo) nasce nel 1965 con sede in Castelfidardo , via Matteotti in una parte dello stabile che era stata la fabbrica di Sante Crucianelli uno dei piu’importanti pionieri nella costruzione di fisarmoniche.
E’ una societa’ SRL i cui titolari sono: Piero Crucianelli nato a Castelfidardo il 20/10/ 1935 che e’il legale rappresentante, dirigente e presidente con il 60% di proprietà, Orlandoni Nazzareno nato il 1/2/1925, Crucianelli Mario e gli eredi di Crucianelli Filippo.
Per la progettazione vengono assunti due tecnici inglesi, e fatti investimenti in ricerca e progettazione.
I dipendenti sono circa 40.

Il primo strumento immesso sul mercato e’ un organo elettronico portatile, il Capri che doveva fare concorrenza al compact Farfisa che in quel momento stava dominando il mercato.
Questo strumento ottenne un successo strepitoso tanto da convincere i titolari dell’azienda a costruire un nuovo stabilimento molto grande e piu’ adatto alla costruzione di strumenti musicali.
Non trovando accordo con il comune di Castelfidardo l’azienda decise di accettare l’offerta del comune di Recanati che era molto piu’ vantaggiosa.

E quindi nasce il nuovo stabilimento nella zona industriale Squartabue, tra Castelfidardo e Recanati che poi tra l’altro e’ il primo insediamento industriale della zona.

Sul finire degli anni settanta nella Elka lavoravano circa 150 dipendenti.
Con suoi strumenti la Elka aveva conquistato tutto il mondo, la tastiera di violini e pianoforte Rapsody, gli amplificatori Elkatone, l’X55, l’Artist 707,  il ricercatissimo Synthex e tantissimi altri modelli sono stati usati da una infinita’ di artisti,Tangerine dream, Duran Duran, Jean Michel Jarre, Stevie Wonder, Klaus Schulze e i Supertramp ecc…
Non trascurabile anche la produzione di fisarmoniche elettroniche, in tutto 11 i modelli prodotti.
La prima fisarmonica costruita e’ il modello 60  (il modello 60 significa che la fisarmonica e’ nata nel 1960 ecc…..) siamo agli inizi dell’ elettronica e il cavo di collegamento tra la fisarmonica e il box della generazione contiene una infinita’ di fili 100 per la fisa a piano e 105 per quella cromatica.
Segue poi il modello 77 con una elettronica piu’ moderna, e infatti i fili di collegamento strumento box scendono a 15.
Poi arriva il modello 83 con i ritmi incorporati nel box.
Poi ancora il modello F3 siamo nel 1984.
Arriva poi i modelli S10 e S11 queste fisarmoniche anno i ritmi incorporati nella fisa percio’ piu’ facile da gestire.
Con l’uscita del MIDI questo viene applicato alle fisarmoniche denominate Midi1 e Midi2 con display a 2 cifre poi arriva il Midi2 Plus con display a 3 cifre.
Si calcola che la produzione di fisarmoniche elettroniche immesse nel mercato nazionale e internazionale dalla Elka abbiano superato le 35000 unita’.
Con la crisi degli strumenti musicali la Elka viene acquistata nel 1989 dalla Gem (Generalmusic) di San Giovanni in Marignano.

fatarLa Fatar nasce nel 1956 a Recanati in un piccolo locale del quartiere Castelnuovo dove produce tasti per la costruzione di fisarmoniche per le fabbriche di Castelfidardo, Recanati e dintorni.

Produzioni artigianali che man mano si ampliano per iniziare la produzione delle prime pianole e organi.

Quando nella nostra zona esplode il boom del settore strumenti musicali elettronici nascono molte aziende che producono organi a mobile, portatili e sintetizzatori.

Le piu’ importanti sono: Farfisa, Crb, Elka, Orla; Elgam, Eko, Webo, Logan, Elgam, Gem, Visount, Intercontinental, Crumar.

Quindi la Fatar produce e fornisce una quantita’ eccezionale di tasti a queste aziende che producono tastiere a 44 49 61 tasti anche con contattiere.

Per far fronte alla domanda si ampliano le attrezzature con macchine di stampaggio sempre piu’ grandi e numerose.

Negli anni ottanta con l’invasione nel mercato musicale da parte di di marchi giganti come Yamaha, Roland, e Korg inizia la crisi per le nostre aziende ed anche per la Fatar.

L’azieda per superare la crisi fa accordi commerciali con aziende del settore non italiane ed e’ grazie a questo che ha potuto continuare l’attivita’.

I tasti per le tastiere prodotte dalla fatar sono stai utilizzati dai piu’ importanti nomi del settore:

Ensoniq, Kurzweil, Roland, Clavia, Korg, Alesis, Wersi, Casio , e dalla Fatar stessa con le linee Studio e Studiologic.

Nel 1985/1986  nella categoria  piani digitali 88 tasti pesati professionalial mondo esistevano soltanto due aziende che li producevano: Yamaha  con il modello KX88 e la Fatar con la TP4, tasti pesati e meccanismo “smorzatore” che simula un frazionamento meccanico il quale si discosta dal tocco “easy” delle tastiere/synt e si avvicina ad un tocco importante, chiaramente lontani da una meccanica dinamica di martelletto ma per l’epoca molto interessante utilizzato dalla Fatar nella master Studio88 Plus.

L’azienda intanto continua la sua ricerca con lunghi studi, prove, rottamazioni, riprogettazioni, e collaborazioni con clienti e musicisti.

Alla fine degli anni ottanta la Fatar produce la TP10 MD che e’ stata la prima tastiere europea con meccanica dinamica di martelletto.

In questo modello il martelletto e’ alloggiato sotto il tasto.

Sistema utilizzato da: Wersi, Kurzweil, Korg, Doepfer e dalla fatar stessa.

La lunga ricerca fatta dalla azienda ha poi avuto riscontri positivissimi di mercato.

Negli anni novanta e’ la volta della TP30 prima e della TP40 poi.

Il martelletto e’ in questo caso piu’ lungo e stretto e la sensazione dinamica cambia proprio per differenziazioni di inerzia e di beveraggio.

Anche in questa famiglia di tastiere il martelletto e’ alloggiato sotto il tasto, il sollevamento avviene nella zona tra meta’ tasto e la zona di pressione delle dita; quindi anche in questo caso l’alzata massima del martello avviene sotto le dita del musicista.

Sistema utilizzato da: Roland, Alesis, Casio, Clavia, Studiologic ecc…….

Tutte queste tastiere hanno un peso di 14/16 Kg circa.

Da Recanati in via Offagna la Fatar si trasferisce alla zona industriale Squartabue con uno stabilimento ancora piu’ grande e piu’ adatto alle nuove esigenze, dove risiede a tutt’oggi.

Dalla famiglia di tastiere descritte sopra nasce la TP400 e la TP40 Wood, la prima modificata con un tasto un po’ piu’ alto quindi piu’ guidato e il diesis stampato in bimateria; risultato tocco robusto e importante, la seconda con il tasto bianco pieno con anima in legno, quindi tocco “super”.

Con il passare degli anni l’azienda ha sentito la necessita’ di creare una tastiera piu’ leggera e con un tocco differente, e’ nata cosi’ la TP100 LR.

Lunghissima la lista di musicisti che hanno usato tastiere Fatar/Studiologic:

Vittorio Nocenzi, (BMS) Alberto Rocchetti, (VASCO) Keith Emerson, (ELP) RICK Wakeman, Alberto Marsico, Joey De Francesco, Gianluca Tagliavini, Brian Auger, Luciano Luisi, Alessandro Magri, Gianni Giudici, Pippo Guarnera, ecc…

www.fatar.com

+39 071 7506078 
fbtLa passione per la musica  e la sua applicazione industriale nel campo della modulazione de suono, fanno parte del corredo  genetico di FBT.

Perché FBT nasce da una zona speciale, unica, il  territorio di Recanati, nelle Marche, dove la musica è sempre stata la colonna sonora, il sottofondo stesso di una civiltà.

Storia nella storia, esperienza nell’esperienza, innovazione nella tradizione, Fbt nasce intorno agli anni ‘60 come espressione concreta e lungimirante del sogno e della passione di due autentici pionieri: Bruno Baldoni e Vinicio Tanoni, l’uno esperto di elettronica e l’altro progettista e specialista in meccanica.

Da allora molto è cambiato: l’azienda, ingrandita ed affermata sia in campo nazionale che internazionale, è oggi leader nella produzione di  diffusori acustici, amplificatori e mixer. Si è inoltre specializzata nella realizzazione di impianti di amplificazione ambientale oltre che con i propri prodotti anche con il marchio “Qube”, nato dalla collaborazione tra Fbt e l’americana RENKUS- Heinz.

Ma una cosa non è mai cambiata e non cambierà mai in FBT: la volontà inesauribile di cercare, di  innovare, di scoprire le nuove frontiere del suono. Magari ancora prima che nella mente del cliente, del musicista, nasca una nuova esigenza di evoluzione, di utile cambiamento.

Dapprima “semplice” laboratorio artigianale, poi nel 1966 vera e propria azienda con uno       stabilimento di 2.500 mq che si è successivamente attestato a quota 5.000; ha raggiunto nel 1996, con la nuova attuale sede, un’area di 50.000 mq di cui 12.000 coperti. Fbt è cresciuta e cresce con una precisa missione sintetizzabile in 4 punti fondamentali: totale soddisfazione del cliente, continua innovazione tecnologica, ampia varietà di gamma, esaltazione della configurazione produttiva “a ciclo completo”.

Esplorare il mondo FBT  è un’esperienza affascinante, un’immersione in un “tutto” perfettamente autosufficiente in cui il laboratorio di ricerca e progettazione, quello di elettronica, della falegnameria, l’officina meccanica, le aree di verniciatura, di montaggio, di collaudo ed imballaggio, i tanti magazzini, la struttura commerciale, continuamente sottoposti a svariati e costanti controlli di qualità, danno fisicamente l’impressione di un’orchestra straordinariamente affiatata che esegue una splendida partitura per il massimo piacere di se stessi e del pubblico.

Se è vero che una delle principali sfide industriali degli anni ‘90 è soprattutto lo sviluppo dei servizi accessori al prodotto, per offrire la massima soddisfazione al cliente, si puo’ tranquillamente affermare che Fbt ha anticipato questa moderna esigenza.

Infatti Fbt da sempre garantisce ai propri clienti un servizio di assistenza veloce ed affidabile per 365 giorni all’anno, festività comprese.

Fbt, inoltre, commercializza in esclusiva per l’Italia i prodotti di due marchi prestigiosi: RENKUS-HEINZ e PEARL .

Le collaborazioni, che risalgono agli anni ‘80, hanno segnato l’inizio di una fase di crescente stima e riconoscimento internazionale che ha portato in casa FBT il delicato compito di curare la distribuzione, sul territorio nazionale, di altri affermati prodotti stranieri.

SITO INTERNET:
www.fbt.it

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Il corso Ausugum a Borgo Valsugana è una stretta via che taglia per il lungo l’antica borgata, una specie di Spaccanapoli fiancheggiata da palazzotti e antiche case, con le botteghe da cui si affacciano negozianti e artigiani a conversare con la gente che passa. In fondo al Corso, per chi viene da Trento, sulla destra, in un vetusto palazzotto c’è la bottega dei Galvan, fabbrica all’inizio di fisarmoniche, poi di armonium e pianoforti. Fu una delle prime case che vide, venendo da Feltre, Giacomo Casanova, ai primi di novembre del 1755 quando, in fuga dai Piombi di Venezia (fu uno degli unici uomini al mondo a vantarsi di essere potuto fuggire da quell’orrendo carcere) “con una carretta a due cavalli”, come egli stesso ha scritto, giunse a Borgo. Centotrent’anni dopo Egidio GaIvan, un ragazzo di Borgo che aveva una quindicina d’anni, avendone visto un modello, senza l’aiuto di nessuno, si fabbricò una piccola fisarmonica, usando la pelle e il legno. Era probabilmente un modello di “organetto” trentino, una di quelle piccole fisarmoniche a bottoni che avevano la caratteristica di emettere suoni solo in fase di compressione dell’aria, ricavandone dei suoni dolci, simili a quelli della fisarmonica “musette” francese. Suo fratello che abitava a Bolzano mostrò in quella città lo strumento al laboratorio Fidel-Soncin, fabbrica di fisarmoniche. Gli dissero che il ragazzo, se voleva, poteva venire a lavorare da loro. Così Egidio andò là e vi rimase a lavorare per una decina d’anni. Intanto sognava di tornare a Borgo e di mettere su un laboratorio tutto suo. Verso la fine del secolo, quando Egidio era sui 25 anni (era nato nel 1873) riuscì a realizzare Il suo sogno: passarono una decina d’anni e il laboratorio di Egidio era ormai divenuto una piccola fabbrica, la maggiore di Borgo Valsugana, con una cinquantina di dipendenti e qualcosa come una cinquantina di modelli diversi di fisarmonica. Ce n’erano di ogni specie, da quelle più semplici ed economiche a quelle per virtuosi, intarsiate di madreperla Erano tutti modelli lavorati con pazienza artigianale: tra di essi non poteva mancare la fisarmonica “Uso Trento”, come veniva reclamizzata, in altre parole l'”organetto trentino”. Gli strumenti venivano esposti tutte le regioni dell’impero austroungarico, in Svizzera, ricevevano medaglie alle esposizioni internazionali di Roma, Liegi, Bruxelles, erano lodate con attestati dai maggiori virtuosi dell’epoca. C’è da dire che la fisarmonica è uno strumento abbastanza recente: inventato In Germania verso il 1820, successivamente perfezionato, tra la fine del secolo scorso e il nostro incontrò un’immensa popolarità, un po’ come la chitarra nei nostri tempi. Ma già negli anni precedenti la Grande Guerra la fabbrica di fisarmoniche di Egidio Galvan cominciava a sentire la concorrenza di altri laboratori, come quelli di Castelfidardo, che diverrà la capitale mondiale della produzione delle fisarmoniche. Era successo che venivano impiegati nella lavorazione le prime materie plastiche scoperte, come la celluloide prima e la bachelite poi. lì governo austriaco, giustamente preoccupato per le condizioni di salute dei lavoratori che dovevano manipolare materie infiammabilissime e nocive alla salute, aveva emesso norme restrittive che impedivano questo tipo di lavorazione. E continuare la produzione utilizzando solamente il legno là dove gli altri usavano le materie plastiche diventava sempre meno economico.

Egidio Galvan 1910

Venne la prima guerra mondiale, e sebbene non fosse più giovanissimo (aveva superato la quarantina) Egidio fu costretto a partire in divisa austroungarica. Era stato amico di Battisti che gli scriveva delle lettere andate purtroppo perdute. La sua famiglia sfollò a Milano dove il figlio Ettore cominciò a frequentare corsi di musica. Costretto a combattere in divisa austroungarica nonostante le sue simpatie. irredentiste, come molti trentini anche Egidio teneva un diario. Da queste pagine inedite togliamo la narrazione di quando cadde prigioniero dei russi: “Tutto d’un tratto si sente l’Hurrah! Sono i russi che fanno l’assalto; ecco Il momento dalla morte alla vita! Dio volle che per bontà dei russi io fossi salvo. Sono le cinque di sera, mi alzo dal nascondiglio e guardo: il nemico si trova a pochi passi. Alzo le mani e grido: “Dobra, dobra, pagni!” Questi buoni soldati mi fanno segno da dove partire, e qui una vertiginosa fuga per non essere vittima del nostri stessi. Per andare a mettermi in salvo dovetti abbandonare tutto e restare col solo vestito. Finalmente dopo circa due ore di corsa arrivo fuori pericolo e prigioniero dei russi. Questo giorno è stato il più bello della mia vita e per questa memoria feci voto di celebrare ogni anno una messa il 29 agosto…”. Egidio Galvan era stato fatto prigioniero nella grande battaglia dl Luzk, l’ultimo guizzo della potenza russa, quando le armate austriache furono semidistrutte e i russi catturarono 350 mila prigionieri, tra cui centinaia di trentini. Egidio ebbe la fortuna di poter rimpatriare mesi dopo, imbarcandosi ad Arcangelo con migliaia di altri ormai ex prigionieri arrivando a Milano ne del novembre del 1916. In quella città lavorò sino alla fine della Grande Guerra.Tornato a Borgo a guerra finita, con la famiglia giovane figlio Ettore ormai in grado di dargli una mano, decisero di passare alla produzione degli armonium. Come erano stati bravi nella costruzione delle fisarmoniche i Galvan si dimostrarono altrettanto bravi con gli armonium: il mercato, come si dice adesso, “tirava”. Gli strumenti venivano richiesti dalle scuole, dai seminari, dalle chiese, dai maestri di musica che vi si esercitavano: nascevano via vari modelli. Il “S. Cecilia”, espressamente studiato per la Scuola di musica sacra di Trento; il “Palestrina”;il “Bach”, “armonium tipo organo, d’intonazione forte speciale, istrumento insuperabile per uso di grandi chiese, società corali, sale da concerto”; il “Perosi”, un modello per orchestra. Gli armonium dei Galvan finirono in varie chiese d’Italia, nelle missioni d’Africa, nei Paesi dell’America Latina, specialmente in Venezuela dove al concorso di Caracas ricevettero un premio prestigioso. Dopo la seconda guerra mondiale gli armonium Galvan finirono nelle cappelle della Raffaello e della Michelangelo; un modello “S. Cecilia” trovò la sua collocazione nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano.

Bisogna dire che nel perfezionamento di questi strumenti un ruolo fondamentale lo ebbe Ettore, perfezionatosi nella musica dopo il suo ritorno a Borgo con il maestro Ferruccio Rigo, direttore della banda locale che in seguito sarà diretta dallo stesso Ettore. Ma prima il giovane Galvan si era fatto le ossa nella banda suonando come prima cornetta. Questo evidentemente non gli bastava se si mise a suonare il piano nella Filarmonica, sciolta nel 1932. Poi mise su un complesso suo; infine, prima della seconda guerra nel 1936, Ettore formò e diresse quel coro che, dopo la guerra, doveva diventare il “Valsella” (ci canta il figlio Romano), uno dei più prestigiosi cori trentini a cui va il merito di cantare un repertorio originale, frutto di una lunga ricerca nella tradizione popolare. Egidio Galvan morì durante la seconda guerra, nel 1944, ed Ettore portò avanti da solo l’azienda, mentre cresceva il piccolo Romano, nato nel ’36, il terzo della dinastia dei Galvan, figlio di Ettore. Questi scomparve nel 1969, a soli 61 anni, quando ormai era iniziata la crisi nella produzione degli armonium.

Per sopperire alla crisi degli armonium (ormai solo qualche solitario appassionato li continua a suonare, mentre i giovani sono passati alle tastiere elettroniche), dal 1982, la ditta Galvan ha iniziato la costruzione di pianoforti senza coda. Ritira il semilavorato da una ditta fiemmese e ne ricava uno strumento di alta affidabilità, che è stato esposto con successo alla Fiera di Milano alle Marche Musicali di Pesaro. È un pianoforte l'”EG Superior” dei Galvan, che in un articolo di una rivista specializzata abbiamo visto così definito: “in conclusione, uno strumento adatto sia ad un uso amatoriale sia a scopo di studio; bello esteticamente, riunisce in sé tutte le doti di uno strumento costruito con le tecniche più avanzate, ma servendo di un’esperienza artigianale che si avvale dei “trucchi” e dei piccoli segreti acquisiti in una secolare esperienza”. Insomma, proprio per il loro retroterra di cultura artigiana, anche nell’epoca dei computers i Galvan mantengono un loro spazio. Assieme ai Bozzetta, Ciresa, ai Delmarco, tutti di Tesero, la piccola Castelfidardo del Trentino, sono rimasti i soli da noi a rinnovare la magia degli strumenti musicali.

saturn_49La GBT (Giuseppe Borsini Trasformatori) nasce nei primi anni sessanta in Ancona con sede in Via Ciavarini.

Il titolare è Giuseppe borsini, fratello di Duilio Borsini titolare della CRB Elettronica.

La produzione sono principalmente i trasformatori, stabilizzatori di tensione, e autotrasformatori.

La ditta è artigianale ed occupa circa 15 dipendenti.

La progettazione dei trasformatori è fatta direttamente da Giuseppe Borsini, mentre della produzione si occupa il capo reparto Giuseppe Zoppi.

Nel 1971 la ditta si sposta in un nuovo stabilimento, a Osimo Stazione in via Adriatica 36.

Nel 1973 Borsini investe nell’ elettronica musicale che in quel periodo era al top assumendo Gerlando Scozzari ingegnere di Ancona appassionato di astrologia.

La ditta cambia nome in GBT Elettronics ed occupa nei due reparti circa 35 dipendenti passando da ditta artigianale ad industria.

Nascono così alcuni prodotti di fascia media, ma solo portatili come il Saturn 49 ed il Mercury che venivano venduti principalmente per il mercato italiano e olandese.

Il Saturn 49 veniva venduto come semilavorato anche alla ditta Baleani di Castelfidardo che lo personalizzava con un mobile proprio e lo rivendeva.

All’inizio del 1976 quando ormai era in fine di progettazione un nuovo strumento a due tastiere Borsini ritenne opportuno ritirarsi dalla produzione di strumenti musicali elettronici.

Non cessa invece la produzione di trasformatori che vengono venduti in tutto il mondo, e in particolare in Libia, Algeria, Portogallo e Arabia.

La Gbt Elettronics chiude nel 2006.

nello_giaccaglia

La ditta Giaccaglia nasce nel 1957 su iniziativa di Nello Giaccaglia nato a Loreto (Ancona) il 12/01/1912.
Antecedentemente era stato capo reparto di falegnameria presso la ditta Paolo Soprani di Castelfidardo.
Ebbe l’ idea insieme al maestro Bio Boccosi di Ancona di fare un metodo per l’insegnamento della fisarmonica ai bambini,creando una fisarmonica giocattolo con colori e numeri abbinata ad un metodo.
Inizialmente la produzione delle fisarmoniche giocattolo inizia a Castelfidardo in via Bruno Buozzi 7, che non e’ una fabbrica , ma l’abitazione dei Giaccaglia dove le primissime lavorazioni avvenivano nel garage e nei sotterranei, anche con la collaborazione di famiglie vicine creando un terziario per assemblare le varie componenti delle fisarmoniche.
Nel 1962 l’azienda visto il continuo aumentare delle commesse si trasferisce in uno stabilimento piu’ grande in via Bramante 9 sempre a Castelfidardo.
Intanto i modelli delle fisarmoniche giocattolo aumentano, e si produce il Ciuciuci, mini fisarmonica con 6 note al canto e 2 al basso, il Bambi con 12 note al canto e 6 al basso, il Cucciolo con 17 note al canto e 8 al basso.
In questo periodo il personale dipendente dell’azienda e’ di circa 50/60 unita’, e la produzione oltre all’ Italia viene esportata in Francia, Cuba, Cile,Grecia ecc……
A seguito di questa produzione il signor Nello inventa la prima pianola  ad aria con batteria, (Mascotte) percio’ trasportabile e suonabile senza bisogno di energia elettrica.
Questo prodotto e’ stato venduto per la maggior parte negli USA e in Messico.
I dipendenti in questo periodo risultano essere 70.
Nel 1969 l’azienda si trasferisce di nuovo, ma in un altro comune a Loreto Stazione (Ancona) in via Berghigna dove nei periodi di maggiore produttivita’  i dipendenti superano le 100 unita’, provenienti da tutti i comuni limitrofi.
Nel 1972 viene allargata la produzione introducendo i primi organi elettronici.
Il laboratorio ricerca viene affidato dall’azienda  a tecnici stranieri e italiani di provata esperienza tra cui l’inglese Gary Hurst.
Il primo prodotto messo in commercio  e’ il modello Pet, seguito poi da numerosi altri modelli piu’ grandi fino al modello semiprofessionale con 2 tastiere pedaliera e ritmi con mobile completamente in legno.
Questo modello si chiamava Duetto.
La conduzione di questa azienda era svolta dal titolare Nello, e dai figli: Nelso (ufficio acquisti e personale), Delano (produzione), Giampaolo (ufficio exsport, fiere e mostre), Lido (amministrazione).
Numerosissime le partecipazioni dell’azienda alle fiere di strumenti musicali in tutto il mondo.
All’inizio degli anni 80, come anche per altre aziende produttrici di strumenti musicali della zona inizia la crisi causata dalla concorrenza giapponese (Yamaha-Casio) che itrodussero nel mercato mondiale prodotti tecnologicamente piu’ avanzati ed ad un prezzo molto inferiore.
L’azienda chiude nel settore strumenti musicali nel 1985 diversificando la produzione nel settore calzaturiero con lo stampaggio di materiale plastico che utilizzava anche per gli strumenti musicali fino ad allora prodotti.

loganLa LOGAN Electronics S.r:l. nasce alla fine degli anni ’60 per la produzione di organi e tastiere elettroniche.
Avvalendosi di tecnici di primo ordine e delle consulenza musicale del direttore Carmelo Castorina, in breve tempo si
afferma in tutti i mercati dove viene riconosciuta l’avanguardia tecnica e la musicalità dei suoi strumenti.
Vari sono i modelli d’organo a consolle della sua produzione: dal WEEKEND al CARAVELLE nella versione
De Luxe – Special – Supreme.
Ancora oggi, nell’era dei suoni campionati, risulta inarrivabile la sua tastiera di violini STRING MELODY
e STRING MELODY II usate da tutti i complessi musicali. Non a caso all’epoca si diceva: Pianoforte FENDER –
violini LOGAN.
Con la crisi del settore elettronico che si abbattè sulla produzione italiana alla fine degli anni ’70,
la Logan convertì parzialmente la sua produzione nella fabbricazione di Pianoforti tradizionali su licenza della ditta
americana BALDWIN, arrivando a produrne più di 2.500.

luigi_mozzaniLuigi Mozzani nasce a Faenza (Ravenna) il 9 marzo 1869 da genitori marchigiani, di Ancona.

La madre Annunziata Sollustri era tessitrice ed il padre Ulisse faceva il calzolaio.
Causa le precarie condizioni economiche della famiglia il giovane Luigi fu costretto ad abbandonare gli studi alla prima elementare per aiutare il padre nel lavoro.
A 9 anni lascia la bottega paterna per fare il barbiere, lavoro meno faticoso che gli permette di trovare un po’ di tempo per continuare gli studi.
Accanto alla bottega dove lavorava  c’era un fornaio che suonava la tromba e fu a lui che il giovane Mozzani si rivolse per farsi insegnare le prime nozioni di musica.
Il giovane Luigi apprese cosi’ velocemente che pochi anni piu’ tardi trovo’ un posto come clarinettista nella banda municipale di Faenza.
Il giovane Mozzani tuttavia sentiva che la sua vocazione sarebbe stata quella di suonare uno strumento a corde.
Una sera d’estate senti’ suonare una chitarra e ne resto’ subito affascinato.
Riusci’ poi a farsene prestare una ma lo strumento era privo di corde e tutto sgangherato.
Lo rimise a posto meglio che poteva e ne inizio’ lo studio.
Per guadagnare da vivere cerco’ un impiego in una orchestra locale, ma i posti come clarinettista erano tutti occupati , mentre c’era disponibilita’ per gli oboisti.
Mozzani allora decise di comprare un oboe e di iniziare a studiarlo.
A 21 anni sostenne l’esame per entrare in conservatorio incoraggiato dal prof. G. Gastelli e dal direttore del liceo musicale prof. Martucci.
Nel frattempo per mantenersi trovo’ lavoro come barbiere e comincio’ ad impartire lezioni di chitarra.
Il 7 giugno 1892 fu promosso a pieni voti e venne scritturato per 2 anni al teatro San Carlo di Napoli come primo oboe.
Ma successivamente abbandono’ questo strumento per dedicarsi soltanto alla chitarra che lo appassionava  piu di qualsiasi altro strumento.
Sempre per poter vivere si uni’ a un trio di banjo, inizio’ cosi’ la sua vita di chitarrista con il pubblico che comincio’ ad apprezzarlo per l’abilita’ con la quale traeva melodiose melodie dallo strumento.
Attratto da tutto cio’ che interessava l’acustica musicale era passato dalla fine del 1896 agli inizi del 1898 a lavorare nella fabbrica di pianoforti a Faenza di Battista Savini passando poi alla Anelli di Cremona, poi ancora dopo circa 6 mesi passo’ a lavorare qualche mese a Cremona presso un fabbricatore di violini.
Agli inizi del 1899 da Cremona ritorno’ a Faenza per occuparsi di liuteria dove creo’ un proprio laboratorio in via Ganga.
Nonostante il lavoro non tralascio’ mai l’attivita’ artistica comprese le tournées all’estero (Francia, Inghilterra, ecc………).
Agli inizi del 1900 Luigi si trasferisce a Bologna in via Del Piombo vicino alla casa di Giosue’ Carducci, qui con l’aiuto di un falegname preparo’ un modello di chitarra tipo Guadagnino.
Per avere piu’ spazio disponibile si trasferisce fuori Porta Saragozza in frazione San Giuseppe 317, fondo’ una societa’ con Edmondo Jeanne per il commercio e la fabbricazione di strumenti a corda.
Assunse due fratelli siciliani costrutori di mandolini fece costruire questo tipo di strumento e ne studio’ le caratteristiche.
In questo periodo Mozzani inizio’ la ricerca per correggere i difetti dello strumento che come esecutore trovava.
Fu un periodo molto attivo nella progettazione e nello studio dei modelli con la collaborazione forse di liutai locali.
Dal 1905 al 1908 Mozzani riprese le tournées all’estero soprattutto in Austria e Germania.
Fu a Monaco di Baviera che Mozzani invitato da Buek, presidente di una societa’ di chitarre che vide una bellissima collezione di lyre.
Ne ricavo’ l’impressione che il modello sarebbe stato di grande utilita’ per chi avesse dovuto usare gli “extra bassi”.
Da qui Mozzani comincio’ lo studio di una chitarra-lyra con le caratteristiche adattate alle sue esigenze di chitarrista.
Nel 1907 Mozzani si reco’ a Cento in provincia di Ferrara per incontrare il contrabbassista Ernesto Tassinari e conobbe la sorella, Alfonsina che poi sarebbe diventata sua moglie.
A Cento trovo’ l’ambiente che cercava per poter proseguire i studi di musica e di liuteria.
Vi prese la residenza nel 1909 e decise di aprire un laborartorio con sede in via Gennari.
Qui si avvalse per la costruzione di strumenti ad arco della collaborazione della famiglia Carletti che esercitava il mestiere di liutai.
Nacquero vari modelli di chitarra-lyra.
Il maestro alternava l’attivita’ di liutaio con lo studio chitarristica ed inoltre dava nella propria casa lezioni di questo strumento.
Il maestro impartiva lezioni di chitarra anche ai suoi dipendenti, tra questi si distinse come chitarrista il liutaio Mario Maccaferri.
Nel 1914 riprese l’attivita’ di di concertista soprattutto in Italia.
Nel 1916 il Maestro subi’ la perdita di sua figlia Giulietta di 6 anni che lui adorava.
Il Maestro sembrava un uomo finito, lascio’ definitivamente i concerti e per 15 anni non sali’ piu’ su un palcoscenico salvo pochissimi concerti, quelli dettati dalle circostanze.
Le sue trionfali tournées ebbero fine con la morte della figlia Giulietta.
Intanto le richieste di strumenti erano aumentate notevolmente e Mozzani nel 1915 amplio’ il laboratorio di Cento.
Il compito di Mozzani era quello di controllare la produzione e di provare e collaudare gli strumenti finiti.
All’inizio degli anni 20 il commercio era in crisi e quindi la vendita di questi strumenti subi’ un arresto.
Il Maestro dovette licenziare quasi tutti i dipendenti trattenendo soltanto alcuni operai per continuare l’attivita’.
Dal 1921 al 1928 proseghui’ l’attivita’ con alcuni dei suoi migliori dipendenti.
Durante l’inverno del 1943 Mozzani si ammalo’ gravemente e il 12 agosto 1943 si spense e venne sepolto nel cimitero di Rovereto dove tuttora riposa.
Il 16 settembre 1966 la sua famiglia stipulo’ un contratto con la Farfisa di Castelfidardo specializzata nella costruzione di organi elettronici e pianoforti che prevedeva l’acquisto del materiale restante di interesse lituario e l’acqusizione del marchio stesso.
Scopo della Farfisa era di costruire una chitarra di qualita’ che fosse una via di mezzo tra la chitarra di tipo industriale e quella artigianale e che potesse fronteggiare l’invasione straniera mantenendo cosi’ alto il livello di qualita’.
Il reparto chitarre di Castelfidardo era diretto dai fratelli Carlo e Piero Marchetti di Camerano (Ancona) con il capo reparto Emilio Agostinelli di Castelfidardo e si situava nel vecchio stabilimento di Settimio Soprani dove si costruivano le fisarmoniche, poi adibito alla costruzione di pianoforti.
Il reparto era formato da circa 20-22 operai.
Le chitarre fabbricate erano suddivise nella serie CLASSICA con i modelli A B C e nella serie FLAMENCO con i modelli A B C.
Il modello dello strumento rimaneva invariato, ma cambiava la qualita’ del legno.
Il modello A era quello piu’ economico il modello C quello piu’ pregiato il modello B era una via di mezzo.
Per la Classica ce’ da dire che veniva costruito anche il modello CONCERTO ovviamente il piu’ costoso.
Molte le ricerche fatte per migliorare al massimo questo strumento, venne anche costruito un prototipo per studiare meglio lo strumento, in massello di noce, legno che venne ricavato dalle travi prese da una vecchia abitazione di Camerano (Ancona) su idea di Piero Marchetti.
Questo strumento aveva una prestazione sonora di alto livello a dimostrazione che la stagionatura del legno e’ fondamentale per costruire strumenti di alta qualita.
Non venne messo in produzione per l’alto costo del prodotto finito.
La Farfisa ha prodotto chitarre Mozzani Dal 1968 al 1981 fin quando il consiglio di ammistrazione della azienda (con sede negli Stati Uniti) decreto’ la chiusura del reparto causa un cambio di politica degli investimenti ed anche a causa della serrata concorrenza giapponese ed italiana in particolare della Eko di Recanati (Macerata).

stabilimentoORLALa storia ha inizio quando Nazzareno Orlandoni (conosciuto nel mondo dell’ industria degli strumenti musicali come Mimmo) avvio’ una ditta per l’ assemblaggio di parti di fisarmoniche ed organi ad ancia sotto il nome Orlandoni e Co.
Sin dagli inizi della nuova ditta, Mimmo si associo’ con Alfio Monaci (suo cognato) e il nome della nuova ditta venne cambiato e la ditta Orla fu fondata ufficialmente nel 1965 a Castelfidardo , la capitale italiana della musica.
La ditta inizio’ a produrre organi elettronici e velocemente si guadagno’ una solida reputazione nel mercato mondiale e oggi e’ l’ unica ditta in Italia e in europa conosciuta come produttrice di una linea completa di: organi a mobile, organi da chiesa, pianoforti digitali, tastiere portatili, mouli sonori, e fisarmoniche elettroniche.
La Orla non produce solo con il suo marchio, ma anche per altre aziende.
Molte ditte del mercato musicale internazionale (americane, giapponesi, ed europee) hanno hanno usato le strotture di ricerca e sviluppo e produzione che la Orla ha da offrire.
La Orla esibisce alla fiera inernazionale di Francoforte Musik Messe da ormai 35 anni e si esibisce con regolarita’ negli Usa al Namm Show.
Distributori internazionali hanno presentato il marchi Orla in tutte le fiere piu’ importanti , nazionali o regionali, in tutta Europa, negli Usa, in Medio Oriente, Cina e Australia.
La direzione della Orla e’ oggi nella sua seconda generazione.
Enrico Monaci e’, figlio di Alfio e’ incaricato dello sviluppo dei prodotti e delle vendite in tutto il mercato estero.
Claudia Orlandoni, figlia di Mimmo, e’ incaricata dell’ amministrazione e dell’ ufficio acquisti.
Lucia Bontempi, moglie di Enrico, e’ incaricata delle vendite in Italia e della logistica.
Carlo Tornatola, marito di Claudia, direttore della produzione e delle spedizioni.
Una vera impresa familiare.
La principale strategia della Orla e’ assicurarsi il mantenimento della tradizione familiare e la buona qualita’ e affidabilita’ dei suoi prodotti con il tipico gusto italiano sia una costante in tutti i suoi prodotti.
I suoni sono selezionati e e accuratamente campionati creando abilmente suoni caldi e puliti, adatto allo stesso tempo per i principianti e per i musicisti professionisti.
Gli style sono il risultato di lunghe ore di riunioni tra i musicisti Orla di tutta Europa (Italia, Inghilterra, Germania, e Olanda) per essere sicuri che il prodotto finale sia corrispondente alle richieste del mercato.
Il messaggio della Orla e’: costruire strumenti di qualita’ con un sound gradevole e che diano il piacere a chi li suona e che rendano orgogliosi di aver scelto uno strumento musicale e un pezzo di cultura italiana.
Ogni nuovo prodotto e’ il risultato di anni di esperienza che la Orla ha nel suo Dna nel suo sangue.
Il Team di sviluppo e’ controllato da Enrico Monaci e Luca Serenelli, ilconsulente musicale della Orla.
Luca lavora con la Orla da molti anni e lui si occupa di mantenere la qualita’ e le innovazioni dei suoni della Orla.
Infatti le informazioni e le domande che arrivano dai distributori Orla di tutto il mondo sono indirizzate ai vari gruppi di ricerca e sviluppo che lavorano con Orla in tutta l’ Europa, negli Usa, e Cina.
Ci sono cosi’ tanti strumenti musicali sparsi in tutto il mondo che a volte e’ difficile capire dove e da chi ciascuno strumento e’ stato prodotto.
Da quando lo standard GM, moltiprodotti suonano in modo molto simile, hanno specifiche simili e spesso si assomigliano molto anche nel funzionamento.
Come e’ possibile essere unici?
Questa e’ stata la domanda principale alla Orla.
La soluzione e’ stata trovata nella lunga e stretta amicizia tra Orla e Claus Dorner, vice presidente esecutivo della compagnia francese  Dream.
La Dream e’ la compagnia leader di circuti integrati musicali nel mondo.
Questa amicizia tra Claus Dorner e Enrico Monaci va avanti dagli anni 70, quando Enrico era ancora un teenager.
Questa relazione familiare e’ forte ed intatta da oltre 35 anni e ha prodotto diversi tipi di collaborazione ed oggi rappresenta una delle piu’ forti partnership nel mercato musicale.
Per molti anni Orla e’ stata la base per la produzione di molte famose aziende europee, giapponesi e americane e questa esperienza ha sviluppato un sesto senso per identificare cio’ che e’ importante in un prodotto.
Il segreto e’ stato identificato nella storia e nella cultura italiana.
La musica italiana classica e moderna e’ suonata in tutto il mondo.
Il designnel settore della moda e mobili e’ il numero uno nel mondo.
Beh anche la Ferrari e’ italiana.
Oggi ce’ una nuova pagina nella storia della Orla .
La Orla Italia e’ orgogliosa di annunciare che a partire dal 1 gennaio 2009, i suoi prodotti, pianoforti digitali e tastiere saranno distribuiti anche nel territorio della Repubblica Popolare Cinese.
Il business e’ importante, ma alla Orla ce’ tempo per l’ arte e la fanfasia .
In realta’, da molti anni, Orla sta cooperando con Remo Saraceni, un artista italiano e inventore che vive negli Stati Uniti da oltre 50 anni.
Egli e’ l’ inventore del famoso Walking Piano (come si vede nel famoso film Big).
Remo ed Enrico stanno collaborando da molti anni ed e’ iniziata una nuova amicizia.
Il generatore sonoro e tutti i dati musicali vengono ora sviluppati dalla Orla secondo le richieste del signor Remo e negli ultimi anni e’ stata data nuova vita al progetto dello Walking Piano.
E a presto progetti piu’ incredibili…

E’ stato precisamente a meta’ degli anni cinquanta che l’ingegnere Anton Parie intraprese il business degli organi.
In quei tempi il signor Parie

aveva una fabbrica che produceva antenne per televisori e amplificatori.
Nel 1955 acquisto’ in un negozio di Rotterdam un pianoforte che riparo’ da solo a casa.
I titolari di questo grande negozio che conoscevano bene le sue capacita’ sia meccaniche che elettroniche gli suggerirono di sviluppare un nuovo organo con generatore “tonewheel”.
Era il periodo in cui il signor Parie voleva incrementare la produzione della sua azienda e ritenne che l’idea di produrre organi era buona, tenuto conto che in quel periodo questo settore era in costante crescita.
Il primo progetto fu realizzato con un generatore elettrostatico, nei modelli RP, RL, e PROF.
Questi modelli ottennero un grande successo tra i musicisti e la maggior parte delle vendite si accentuarono nel nord Europa.
Nel frattempo inizio’ lo studio del generatore magnetico “tonewheel”.
In quel periodo il mercato era dominato dalla Hammond e questa strada intrapresa dal Parie sembrava una sfida difficilissima.
Intanto la produzione di questi organi indusse il titolare ad aprire un nuovo stabilimento dedicato esclusivamente alla produzione di questi organi.
Si inizio’ cosi’ a produrre il modello XTO smettendo la produzione dei vecchi modelli.
Il successo fu enorme, tuttavia tale realta’ produttiva iniziava a diventare troppo grande da gestire per le possibilita’ finanziarie di Parie.
E su suggerimento del suo consulente aziendale fu costituita una soceta’ con un altro socio, che purtroppo si rivelo’ poco competente per quelle che erano le decisioni importanti da prendere per poter mandare avanti l’azienda.
Fu l’inizio della fine.
E fu in quei tempi che il signor Parie ebbe l’occasione di conoscere Alfredo Gioielli produttore di strumenti musicali di Castelfidardo (Ancona) nel corso di una visita in Belgio che comprese subito l’enorme potenziale che poteva avere nel mercato il modello XTO nei mercati europei e internazionali.
Era il periodo degli anni settanta, boom degli strumenti musicali, ed in particolare degli organi che oltre ad essere utilizzati dai musicisti venivano acquistati anche per arredare le case o per iniziare a far studiare musica ai propri figli.
L’azienda di Alfredo Gioielli intratteneva gia’ rapporti di lavoro con Parie collaborando per la fornitura di particolari tipi di semilavorati per organi.
Il signor Anton Parie in difficolta’ con la gestione insieme al nuovo socio, in poco tempo fece un accordo con il signor Gioielli.
Era il 1969 ed inizio’ cosi’ la produzione dell’organo Parie a Castelfidardo.
Il modello XTO venne prodotto per diversi anni, affiancato poi dal nuovo modello Skorpios, che a differenza del modello precedente aveva in piu’ l’ aggiunta dell’ elettronica.
I risultati furono buoni, ma Gioielli arrivo’ presto alla conclusione che lo strumento aveva bisogno di risorse molto piu’ importanti per farlo conoscere in campo mondiale.
Penso’ cosi’ di coinvolgere nell’iniziativa alcuni industriali di Castelfidardo che si associarono alla Pari Spa.
Immediatamente la produzione si arricchi’ di un nuovo modello, il mitico K61 con due tastiere a 61 tasti ed il glorioso Kotra.
Collaboratore della Pari era il maestro Claudio Calzolari grande musicista ed appassionato di questo tipo di organo che nelle numerose fiere degli strumenti musicali dimostrava le potenzialita’ di questi strumenti con esibizioni incredibili.
Moltissimi furoni gli studi di registrazione e musicisti che preferirono il Pari all’Hammond, tra cui ricordiamo la Premiata Forneria Marconi e i Rockets.
Ma la grande crisi degli strumenti musicali che si abbatte’ nel settore negli anni ottanta decreto’ inesorabilmente la fine di moltissime aziende tra cui la Pari Spa.
Nel suo periodo produttivo si stima che la Pari abbia prodotto circa 20.000 unita’, cosi’ ripartite tra i modelli prodotti:

Modello Quantità
NAVAHO 1.000
ATTACK 6.000
SCKORPIOS 500
K 61 2.000
KOTRA 100
XTO 11.000

stabilimento siel-rolandNel 1976 quattro amici, dirigenti e funzionari dell’ azienda , lasciano la Farfisa spa, all’ epoca industria leader nel campo degli strumenti musicali, e decidono di di fondare una nuova societa’ per la progettazione e la produzione di strumenti musicali elettronici: Societa’ Industrie Elettroniche spa, in breve Siel spa. L’ iniziativa e’ di Carlo Lucarelli, ingegnere torinese trapiantato nelle Marche, unitamente ai suoi tre piu’ stretti collaboratori: Gianfranco Ballarini, Francesco Rauchi, e Giuseppe Rovatti.
La nuova azienda si installa nella zona industriale  di Acquaviva Picena (Ascoli Piceno) e, dopo sette mesi dalla fondazione, si presenta sul mercato con una piccola gamma di organi elettronici per la casa che viene battezzata serie HB.
La Siel, iniziata con i solo quattro fondatori, ottiene una buona accoglienza dal mercato e si sviluppa rapidamente, raggiungendo nel giro di due anni il numero di cinquanta dipendenti che operano in uno stabilimento di circa 1.500 metri quadrati.
L’ azienda mira principalmente ai mercati esteri, presentando prodotti innovativi dal punto di vista musicale e offrendo un livello di qualita’ e affidabilita’ tecnica molto alto, grazie al lavoro del suo laboratorio interno di Ricerca e Sviluppo.
Agli inizi degli anni ottanta  l’ azienda supera i cento addetti.
Alla gamma degli organi per la casa, continuamente ampliata e rinnovata per stimolare e soddisfare le esigenze dei clienti, aggiunge una linea di sintetizzatori, composta dai modelli Sielorchestra, Mono, e Cruise, che ancora una volta offre, ai musicisti che li utilizzano, una significativa dose di innovazioni.
In quegli anni la Siel sviluppa forti collaborazioni con due aziende americane tecnologicamente all’ avanguardia, la Arp e la Sequential Circuits, per le quali realizza progetti e relative produzioni: il modello Quartet per la Arp ed i modelli Prelude e Fugue per la Sequential Circuits.
Da queste collaborazioni nasce la conoscenza del nuovo protocollo Midi, che permette il dialogo tra strumenti musicali elettronici diversi: la Siel e’ tra i primi produttori a presentarlo al mercato, introducendolo con il modello Opera 6, che ottiene un buon successo commerciale cosi’ come la successiva linea di sintetizzatori, denominata serie DK.
Nel 1986, a fronte di una pesante crisi del settore, la Siel ricerca la possibilita’ di alleanze, dapprima con le aziende italiane  Elka e Gem senza arrivare ad alcuna conclusione, poi con l’ azienda giapponese Roland Corporation, societa’ all’ epoca gia’ leader  come produttore di strumenti musicali professionali, fondata nel 1972 da Ikutaro Kakehashi, personaggio di riferimento per il mondo dell’ elettronica musicale  nel xx secolo, con la quale stringe una joint venture.
E’ la fine dell’ anno 1987 e nei primi mesi del 1988 l’ azienda cambia la propria denominazione sociale in Roland Europe Spa.
La combinazione della tecnologia giapponese e della capacita’ progettuale italiana, sia musicale che elettronica, porta alla nascita di una gamma di tastiere elettroniche portatili  denominata serie E, a marchio Roland, che ottiene un grande successo mondiale, motivato dalla forte innovazione musicale contenuta in questi strumenti che permettono anche ai musicisti amatoriali di ottenere prestazioni di livello professionale.
La Roland Europe aggiunge alle tastiere elettroniche una linea di pianoforti elettronici, sia in mobile per la casa che in versione portatile (serie HP e serie EP), nonche’ modelli di organi da chiesa con il marchio Rodgers e modelli di tastiere portatili controller Midi; in tal modo raggiunge rapidamente la dimensione di circa 250 dipendenti che lavorano in uno stabilimento  di oltre 20.000 metri quadrati e che utilizzano un indotto di circa 500 persone.
Nel 1996 la societa’ decide di quotarsi alla Borsa telematica Italiana, attraverso una offerta pubblica di acquisto che si conclude positivamente nel giugno dello stesso anno.
Gli anni successivi vedono una crescita continua delle attivita’ nell’ ambito del gruppo Roland, che si posiziona ai primi posti della graduatoria mondiale dei produttori di strumenti musicali elettronici.
Carlo Lucarelli, che sin dalla fondazione dell’azienda e’ stato presidente e amministratore delegato della societa’, viene insignito nel 1998 dal presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro dell’ onorificenza di Cavaliere del Lavoro.
Nel 2003 dopo oltre quindici anni di piena collaborazione con il socio giapponese, a causa di una diversa visione delle strategie di sviluppo della societa’, Carlo Lucarelli ultimo dei quattro soci fondatori, lascia l’ azienda.
La Roland Europe decide di uscire dal listino della Borsa italiana e continua la propria attivita’ di progettazione e produzione di strumenti musicali elettronici, presentando nel 2004 una rivoluzionaria linea di fisarmoniche elettroniche (serie FR), frutto di diversi anni di studi, ricerche e sviluppo del proprio laboratorio.
A causa della crisi economica mondiale iniziata nel 2008, la Roland Europe nel 2009 e’ costretta ad effettuare un ridimensionamento della propria capacita’ produttiva.
Oggi, sotto la presidenza di Alfredo Maroni, entrato in azienda nel 1979, pochi anni dopo la fondazione, e maturato con una esperienza  diversificata dovuta ai vari ruoli ricoperti nell’ azienda stessa, continua  a tenere alto il livello di esportazione nel mondo dei propri prodotti, sempre di elevato contenuto progettuale e tecnologico, salvaguardando un significativo livello occupazionale nella regione Marche.

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La Webo Electronis CO. Spa nasce nel fine 1969 con sede in Montefano (Macerata) via strada statale  Septempedana Km 14,5
Sarà fin da subito conusciuta con il nome Welson con il quale vengono marcati tutti gli strumenti prodotti
La fabbrica viene costruita da nuovo su una superfice di 16.000 metri quadrati  di cui 2.000 coperti ospitando fin  dall’inizio circa 20 dipendenti ed è dotata di mensa interna.
La fabbrica produce: amplificatori, organi elettronici portatili, a mobile e sintetizzatori.
La gestione commerciale ed amministrativa viene fatta dal dott. Vincenzo Quagliardi con il supporto della moglie Sandra Quagliardi.
L’azienda fin da subito si espande a livello produttivo sia nel mercato interno sia nel mercato estero spedendo i suoi strumenti
in tutta europa (Germania, Inghilterra, Spagna, ecc….)
La produzione aumenta di anno in anno e di conseguenza aumentano anche i dipendenti toccando il picco massimo di 130 unità con impiegati in laboratorio 6 tecnici, ed in amministrazione 12 impiegati
Nel 1979 l’azienda per migliorare il più possibile la propria produzione assume alcuni tecnici che avevano avuto esperienza di lavoro presso la la fabbrica Farfisa.
Nomi importanti quindi si aggiungono ai dipendenti Webo: Santi Latora, Antonio Magnoni, Giancarlo Caselunghe, Massimo Mazzantini, ecc….
L’azienda annualmente aggiorna la produzione dei suoi strumenti in base alle richieste del mercato e partecipa alle più importanti fiere del settore.
Già nel 1980 il settore musicale della zona entra in una grande crisi e molte aziende chiudono la loro attività
La Webo cerca di resistere il più possibile a questa crisi causata soprattutto dalla avanzata delle ditte giapponesi e cerca di mantenere l’occupazione senza l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
La crisi inesorabilmente avanza fino a divenire insostenibile per quasi tutte le fabbriche di strumenti musicali della zona.
La Webo (Welson) cessa l’attività nel Giugno del 1984.
La quantità di strumenti e modelli prodotti è veramente considerevole, eccone un piccolo elenco:

  • condor t
  • condor duo
  • conn 271
  • conn 285
  • dg 10
  • dg 15
  • disco
  • family fun
  • festival 2000
  • gran fiesta
  • grand festival
  • imperative
  • imperial
  • jazz band
  • magic master
  • melodic 230
  • melodic 250
  • mg 40 t
  • modello 3300 sm
  • montecatlo L.
  • music holiday
  • new festival
  • peperete
  • polyorchestra
  • prestige 365
  • ritmo
  • riviera
  • royale
  • rx 110
  • rx 120
  • super rhythm computer
  • super trainer
  • vedette piano
  • welson sound 250
  • welsound 150
  • welsound 60
  • welsound 60 hc
  • winner 45